Diagnosticare il melanoma cutaneo con un prelievo del sangue

di Fabiana Commenta

Uno studio italiano identifica nuovo metodo per la diagnosi precoce del melanoma cutaneo

Uno studio tutto italiano realizzato dall’Istituto superiore di sanità (Iss) in collaborazione con l’Istituto Dermopatico dell’Immacolata e l’Ospedale Sant’Andrea di Roma (con i fondi dell’Accordo Italia-Usa) e pubblicato sulla rivista Plos One, ha messo a punto un metodo tutto nuovo per la diagnosi precoce del melanoma cutaneo attraverso un semplicissimo prelievo del sangue. 

 

Lo studio si basa sulla proteomica la particolare scienza che studia le proteine, la loro struttura e la loro modalità d’interazione all’interno di un sistema biologico per consentire una diagnosi precoce del melanoma attraverso un semplice prelievo del sangue e ovviamente l’analisi del siero.

 

La nuova metodologia si basa sulla nuova tecnica detta “Trident”, l’oggetto di brevetto da parte dell’Istituto Superiore di Sanità, che in pratica riesce a mostrare le informazioni presenti nel siero che in condizioni normali restano nascoste.

 

Realizzato sull’analisi del siero di dieci pazienti affetti da melanoma cutaneo in fase precoce, lo studio si è dimostrato molto importante visto che per il melanoma non erano stati ancora identificati efficaci marcatori nel sangue che indicassero la malattia.

E anche per il melanoma la presenza di un marker affidabile per una diagnosi tempestiva è davvero molto importante. La scoperta potrebbe cambiare radicalmente la metodologia di diagnosi precoce che fino a questo momento viene affidata alla visita periodica dermoscopica dal dermatologo, ma in questo modo diventa possibile intervenire subito anche chirurgicamente per l’asportazione del melanoma, efficace solo in caso di diagnosi precoce.

 

 FORMAZIONE, CONTROLLO E PREVENZIONE NEI

Nel caso in cui il melanoma si trovi a uno stadio avanzato è possibile ricorrere solo a opzioni farmacologiche, che presentano efficacia limitata. Tra l’altro fino a pochi anni fa il melanoma cutaneo era considerato una neoplasia rara, ma solo negli ultimi 20 anni si è registrato una notevole aumento dei casi. La ricerca però non si ferma qui, ma continua visto che i ricercatori intendono verificare se il Trident potrà essere applicato anche ad altri tipi di neoplasie.

 

 


Foto Thinkstock

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>