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Più a rischio di ictus entro un’ora dall’aver bevuto alcoolici
Notizie preoccupanti per i bevitori provengono da uno studio pubblicato on-line su Journal of American Heart Association: il rischio di ictus sembra raddoppiare nell’ora successiva al consumo di alcoolici.
Lo studio ha infatti verificato, dopo aver intervistato 390 pazienti con ictus ischemico sui loro standard di consumo di alcoolici entro i primi tre giorni dopo un attacco, che il rischio di ictus ischemico è di 2,3 volte superiore nell’ora successiva all’assunzione di alcoolici rispetto a quanto lo è nei periodi in cui non si beve.
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L’ansia aumenta il rischio di problemi cardiaci
Le persone con malattie di cuore possono essere ad alto rischio di infarti, ictus ed insufficienza cardiaca se soffrono di ansia.
Lo rivelano in uno studio, pubblicato sulla rivista Archives of General Psychiatry, ricercatori dell’ Università di Tilburg in Olanda, grazie ad una ricerca su un campione di oltre 1000 persone affette da problemi di cuore.
I ricercatori hanno notato che i soggetti affetti da disturbi d’ansia risultavano avere un rischio del 74% maggiore di eventi cardiovascolari anche gravi.
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Menopausa precoce e rischio di problemi di cuore
L’età media nella quale le donne entrano in menopausa è mediamente di 51 anni, ma non è raro che le donne abbiano i primi segni della menopausa anche nei loro quarant’anni.
E quando questa è molto precoce, come afferma un recente studio della University of Alabama a Birmingham, aumenta di più di due volte il rischio di attacco cardiaco, ictus o di altri problemi cardiovascolari futuri.
Dopo aver seguito 2.500 donne di età compresa tra 45 e 84 anni, i ricercatori hanno scoperto che le donne che hanno avuto una menopausa precoce non hanno avuto problemi fin verso i 55 anni, indipendentemente dal fatto di essere sottoposte a terapie omonali o meno.
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Tè e caffè salutari per il cuore
Parecchie tazze di tè o di caffè al giorno potrebbero essere un fattore di protezione contro le malattie di cuore, secondo alcuni ricercatori olandesi che in questi giorni hanno dato alle stampe i risultati di una loro ricerca su un campione di 4000 persone.
Non è una novità in generale, perchè altri studi in passato avevano già individuato esserci una associazione tra queste bevande e la riduzione dei rischi di problemi di cuore.
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10 i fattori di rischio nel 90% dei casi di ictus
Un esteso studio internazionale ha scoperto che 10 sono i principali fattori di rischio nel 90% dei casi di ictus, con la pressione alta in testa alla classifica.
Nell’elenco, stilato all’interno del vasto studio denominato INTERSTROKE, cinque fattori individuati sono quelli che hanno un rapporto evidente con lo stile di vita: pressione alta, fumo, obesità addominale, dieta ed attività fisica, che da soli coprono circa l’80% delle rischio.
I risultati provengono da una ricerca internazionale, che ha osservato 3000 persone colpite da ictus ed un pari numero di individui sani in 22 paesi del pianeta.
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Acido folico e problemi di cuore, nuova ricerca
Se precedenti studi avevano associato la presenza di acido folico nel sangue ad un minor rischio di ictus ed infarti, una recente ricerca ha evidenziato come tale effetto benefico sia in realtà quasi irrilevante.
Sono i ricercatori dello UCLA Stroke Center di Los Angeles ad aver voluto revisionare i precedenti studi in merito, in particolare concentrando l’attenzione su quanto siano efficaci gli integratori a base di acido folico nel ridurre i rischi di problemi di cuore ed ictus.
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Fluttuazione della pressione legata al rischio di malattie cerebrovascolari
Scritto da: Luca Bruno in Neurologia il 11th maggio
Se l’ alta pressione è uno dei fattori di rischio riconosciuti per malattie cerebrovascolari, ancora di più lo è quando si è in presenza di forti fluttuazioni nella pressione arteriosa. E’ quanto stabilisce un recente studio realizzato da ricercatori dell’ Istituto Taub presso la Columbia University di New York City.
Una ricerca che ha incluso 686 senza segni di demenza senile (una delle conseguenze più comuni delle patologie cerebrovascolari), sottoposti a misurazione della pressione sanguigna tre volte nell’arco di 24 mesi, e a sedute di risonanza magnetica realizzate per verificare la presenza di anomalie o patologie a livello cerebrale.
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