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Uno scopo nella vita riduce il rischio di Alzheimer
Avere una vita piena di attività, un ottimismo di fondo ed uno scopo nella vita sono tutti fattori che, secondo una recente ricerca, diminuiscono il rischio di demenza senile, decadimento cognitivo e morbo di Alzheimer.
L’invecchiamento medio della popolazione ha fatto si che sia diventata molto più comune di un tempo la diagnosi di demenza senile ed Alzheimer, e per questa ragione sono molti gli studi che la comunità scientifica internazionale ha promosso per valutare quali sono le cause della malattia, quali i fattori di rischio e quali le possibili terapie preventive e terapeutiche.
Si è sviluppato anche, in parallelo, un grande interesse per i fattori non strettamente legati alla biologia ma psico-sociali, che potrebbero giocare anche essi un ruolo determinante nello sviluppo della demenza senile.
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Demenza senile più alta negli anziani ospedalizzati
Scritto da: Luca Bruno in Neurologia il 27th febbraio
Gli anziani ricoverati in ospedale hanno un alto rischio di riscontrare un declino cognitivo e di sviluppare demenza senile. Lo sostiene uno studio pubblicato di recente su Journal of the American Medical Association. La ricerca ha preso in considerazione un campione di 2.929 persone tutte superiori ai 65 anni di età, che dal 1994 al 2007 sono stati ricoverati in ospedale.
Tutti i partecipanti, al momento della ricerca, non presentavano segni né sintomi di demenza senile.
In un follow-up medio di 6 anni, 1287 di questi sono stati ricoverati in ospedale per una malattia non grave, 41 per patologie serie mentre il restante gruppo non è stato ospedalizzato.
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Sintomi demenza senile
La demenza senile è una malattia del cervello che include diversi sintomi, che possono andare dalla difficoltà a ricordare, a comunicare, a comprendere messaggi parole ed informazioni e imparare.
L’American Academy of Family Physicians, ha stilato una sorta di elenco di quelli che potrebbero essere i segnali sintomatologici che rivelano la demenza anche nel suo stadio precoce.
* Dimenticanze significative, una delle più comuni è quella di ripetere più volte la stessa domanda e di non rendersi conto che questa è già stata formulata ed ha già avuto una risposta.
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Scoperto gene che rivela l’invecchiamento precoce
Scritto da: Luca Bruno in Genetica il 8th febbraio
Varianti genetiche che potrebbero indicare la velocità di invecchiamento dell’organismo ed aiutare ad identificare le persone maggiormente a rischio di malattie legate all’invecchiamento.
Sono questi i risultati di uno studio condotto da ricercatori anglosassoni dell’ Università di Leicester e del Kings College di Londra, che sostengono che le persone che presentano queste varianti genetiche rivelano una differenza significativa nel come funziona l’orologio biologico delle cellule.
La ricerca è stata stimolata dal fatto che, se con l’avanzare dell’età aumentano i rischi di demenza senile e malattie come morbo di Parkinson o disturbi cardiaci, per alcune persone ciò accade prima del previsto.
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Perdita dell’olfatto e Alzheimer
Scritto da: Luca Bruno in Neurologia il 17th gennaio
Una nuova ricerca eseguita su topi da laboratorio suggerisce che la perdita dell’olfatto potrebbe servire come un indicatore precoce dell’insorgere del morbo di Alzheimer.
Si sapeva già che le persone affetta da questa forma comune di demenza senile soffrono della perdita dell’olfatto, la nuova ricerca ha però voluto approfondire la ricerca per individuare un potenziale legame diretto tra lo sviluppo delle placche amiloidi nel cervello, che originano la mallattia, ed il peggioramento del senso dell’olfatto.
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Onde eletromagnetiche combattono l’Alzheimer
Scritto da: Luca Bruno in Neurologia il 8th gennaio
Nessuno lo avrebbe mai pensato: secondo un recente studio condotto all’Università della Florida, le onde elettromagnetiche contribuiscono a ritardare la demenza senile, ed a migliorare le condizioni del morbo di Alzheimer. E’ questo almeno il risultato ottenuto in una ricerca compiuta su topi da laboratorio, programmati per avere il disturbo, e sottoposti ade onde elettromagnetiche simili a quelle dei telefonini.
Lo studio dell’Alzheimer’s Disease Research Center è stato recentemente pubblicato sul Journal of Alzheimer’s Disease.
96 i topi sui quali è stato effettuato l’esperimento, la maggior parte dei quali erano stati geneticamente modificati per sviluppare le placche beta-amiloidi nel cervello, un marker della malattia di Alzheimer. Altri topi invece erano sani.
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Il ginkgo biloba ineficace per curare l’Alzheimer?
Il ginkgo biloba è uno dei farmaci più utilizzati dalla medicina tradizionale cinese, e da anni è considerato come uno dei ritrovati più efficaci per per le funzioni cognitive del cervello, in particolare per la memoria.
Ciò ha fatto si che per anni si sia tentato di utilizzarlo per migliorare la condizione delle persone affette dal Morbo di Alzheimer.
Purtroppo, almeno da quanto rilevato da un recente studio, pubblicato su Journal of American Medical Association (JAMA), sembra che le qualità del ginko non siano efficaci in questo caso.
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