No alla clonazione per fini alimentari

di Vito Verna Commenta

Secondo la Coldiretti il 77% degli europei ritiene che tale pratica sia da considerarsi assolutamente innaturale.

No alla clonazione per fini alimentari

Nonostante il processo di clonazione sia ormai divenuto quanto mai semplice ed economico, tanto che, come reso noto in mattinata dai principali quotidiani nazionali, la Cina sarebbe recentemente riuscita a clonare un pecora con soli 10.000 euro (contro i 250.000 utilizzati, nel 1997, per clonare l’ormai celeberrima Dolly), i consumatori europei, intervistati dalla Coldiretti sull’argomento, si sarebbero detti quanto mai sconcertati dalla possibilità, ormai sempre più frequentemente ventilata, che gli animali clonati possano venir utilizzato a scopi alimentari.

CELIACHIA E ANEMIA CHE CORRELAZIONE C’È

Secondo la Coldiretti, che avrebbe, in realtà, semplicemente analizzato e riportato i dati raccolti dall’Eurobarometro, il 77% degli europei ritiene che tale pratica sia da considerarsi assolutamente innaturale.

ANEMIA FALCIFORME

Il 62% dei cittadini europei, dunque una percentuale di gran lunga inferiore alla precedente, riterrebbe invece che un’alimentazione a base di animali clonati non sia salutare e, purtroppo, solamente il 61% degli abitanti dell’Unione Europea si preoccuperebbe dei propri figli sostenendo come queste sperimentazioni possano arrecare danno alle generazioni future.

ANEMIA MEDITERRANEA

La risposta della Coldiretta alla clonazione, subito ribattezzata low cost, operata in questi mesi dalla Cina, naturalmente in linea con le rilevazioni effettuate negli scorsi giorni, non sarebbe potuta essere davvero più perentoria giacché: “La commercializzazione di carne, latte e formaggi proveniente da animali clonati è un rischio inaccettabile che oltre ad un problema di scelta consapevole da parte dei consumatori e di rispetto della biodiversità pone evidenti perplessità di natura etica che occorre affrontare prima che sia troppo tardi. Come hanno dimostrato le esperienze del passato a partire dalla mucca pazza le innovazioni in un settore come quello alimentare particolarmente esposto ai rischi per la salute deve percorrere la strada della naturalità”

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