La frutta nelle scuole è controproducente

di Vito Verna Commenta

Se, dunque, l'obiettivo del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, patrocinato dall'Unione Europea, è sacrosanto e nobilissimo, completamente sbagliati sono i metodi di realizzazione di questo piano internazionale di avvicinamento dei bambini alla frutta.

La frutta nelle scuole è controproducente

Sebbene la frutta sia di veramente fondamentale importanza all’interno di una dieta sana, appropriata ed equilibrata, poiché in grado di apportare taluni nutrienti altrimenti solitamente assenti dalle nostre tavole, l’idea di distrubirla, gratuitamente, a tutti i bambini delle scuole elementari italiani, affinché possa finalmente e definitivamente sostituire le ipercaloriche merendine dolci e salate portate da casa piuttosto che acquistate negli ormai onnipresenti distributori automatici, potrebbe essere dannosa se non addirittura controproducente.

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A sostenerlo Italo Farnetani, noto e stimato pediatra milanese, che avrebbe recentemente avuto modo di dichiarare che la somministrazione, forzata, di quella che egli, scherzosamente, definisce come “mela di Stato”potrebbe risultare agli occhi del bambino così strana ed innaturale da indurlo, sul lungo periodo, a sviluppare una vera e propria avversione nei confronti della frutta che, in età adulta, lo porterebbe a rinunciare, completamente, a questo alimento così buono, sano e genuino.

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Se, dunque, l’obiettivo del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, patrocinato dall’Unione Europea, è sacrosanto e nobilissimo, completamente sbagliati sono i metodi di realizzazione di questo piano internazionale di avvicinamento dei bambini alla frutta.

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Sbagliati, secondo Farnetani, soprattutto a causa dell’ormai consolidata abitudine italica di consumare la frutta solamente al termine dei pasti principali, per quanto, ovviamente, questa abitudine sia da considerare assolutamente errata dal punto di vista prettamente dietetico e nutrizionale, preferendo il consumo di altri alimenti, dolci o salati che siano, durante la colazione, lo spuntino di metà mattina o la merenda del pomeriggio.

Il consumo della frutta, dunque, dovrebbe venir insegnato all’interno della famiglia e non già a scuola (o, comunque, non con i metodi attualemnte proposti dal ministero) a causa dello spaesamento che un così radicale cambio di abitudini potrebbe provocare soprattutto nei bambini più piccoli.

Photo Credits | Getty Images

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