Intossicazioni estive: come difendersi

di Fabiana Commenta

L'Italia conquista il secondo posto in Europa per il numero di intossicazioni: ecco perché in estate aumentano

Un podio che non fa troppo onore all’Italia che risulta al secondo posto in Europa per intossicazioni alimentari. 

Stando ai dati diffusi dall’EFSA, European Food Safety Authority, in Italia il numero dei focolai di intossicazioni alimentari segnalato è stato pari a 908.

Si tratta di varie forme di intossicazione direttamente collegate e causate dall’ingestione di cibi contaminati da sostanze tossiche o microorganismi patogeni e che si manifestano con sintomatologie diverse.

I tratti più comuni? Nausea, vomito, diarrea, calo di peso, disidratazione, febbre o reazioni cutanee che vengono causate da batteri o parassiti. 

Il numero annuale di intossicati alimentari in Europa tra l’altro è pari a 40mila, ma come mette in evidenza l’Osservatorio Nutrizionale Grana Padano, il numero in estate tende ad aumentare. 

Per quale motivo? Dati alla mano, gli esperti hanno voluto analizzare soprattutto le abitudini alimentati estive degli italiani che durante la bella stagione consumano soprattutto formaggi freschi e gelati, ma anche piatti freddi e veloci da preparare che molto spesso non richiedono neppure la cottura. Ebbene questo potrebbe essere davvero il problema fondamentale.

I cibi cotti rappresentano sempre una maggiore fonte di sicurezza e questo perché gli esperti consigliano che la maggior parte dei microrganismi e delle tossine non resiste a temperature superiori ai 60-70 gradi. Altrettanto importante è valutare anche le condizioni in cui i cibi vengono mantenuti durante le varie fasi di conservazione: ad esempio la catena del freddo è una forma di prevenzione nello sviluppo di particolari microorganismi.

INTOSSICAZIONI ALIMENTARI

A detta dell’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) le principali cause delle intossicazioni alimentari risiedono nelle uova, nei pesci e nei derivati come si intuisce anche dal numero di casi legati all’Escherichia Coli, legati al consumo di carne poco cotta, latte crudo e formaggi.

In particolare si tratta di tossine che possono essere presenti proprio a livello intestinale degli animali e che possono contaminare anche le carni e il latte: questo il motivo per cui è da evitare il consumo di latte crudo, di carni crude o poco cotte, e soprattutto macinate.

Attenzione anche all’accurato lavaggio delle verdure visto che il contatto diretto con le feci degli animali portatori possono essere causa di trasmissione del virus.

 

 

Foto Thinkstock

 

 

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