Girovita troppo ampio, fattore di rischio per il diabete

di Luca Bruno Commenta

Quasi nove persone su 10 non sono consapevoli dei possibili rischi provenienti da un girovita troppo ampio e dal grasso accumulato nell'addome.

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Quasi nove persone su 10 non sono consapevoli dei possibili rischi provenienti da un girovita troppo ampio e dal grasso accumulato nell’addome.

Un recente sondaggio su 12.000 cittadini europei ha infatti rilevato che la maggior parte dei partecipanti non era a conoscenza di come l’accumulo di grasso nel ventre sia uno dei segnali più allarmanti della possibilità di contrarre malattie del metabolismo molto gravi, come il diabete di tipo 2.
La casa farmaceutica GlaxoSmithKline, ha recentemente confermato grazie a ricerche interne che il grasso addominale è strettamente legato all’insorgere di malattie cardiache e diabete.

Il grasso che si sviluppa attorno agli organi interni nell’addome infatti, è legato al rilascio di proteine e ormoni che possono causare infiammazioni che possono andare a danneggiare arterie e fegato, ed influenzare il modo in cui l’organismo gestisce grassi e zuccheri.

Tra i partecipanti al sondaggio solo un quarto era al corrente che essere sovrappeso sia un rischio per la salute: la maggior parte delle persone intervistate riteneva infatti che il problema del sovrappeso fosse da relegare esclusivamente a problemi di carattere estetico e di immagine di se, più che un fattore di rischio assai elevato per alcuni disturbi cronici e pericolosi.

Gli autori del sondaggio, ricercatori della Queen University di Belfast in Irlanda hanno comunque anche valutato un aspetto positivo: la maggior parte delle persone, una volta giunti a conoscenza del rischio, capiscono l’importanza del perdere peso ed adottano le dovute misure.

Anche perchè, riporta ancora lo studio, il grasso addominale viene utilizzato dall’organismo in maniera più rapida di altri accumuli presenti in altre parti del corpo, come per esempio il grasso sotto pelle: anche una limitata perdita di peso è già sufficiente per determinare una riduzione sensibile dei fattori di rischio.

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