Esiste la dipendenza da “junk food”?

di Luca Bruno Commenta

Ci potrebbe essere qualcosa in questo tipo di alimentazione che altera la soglia in cui il cervello invia il segnale di sazietà.

junk food

Le persone obese spesso sostengono che a loro piacerebbe mangiare di meno ma che non ci riescono. Un recente studio pubblicato su Neuroscience rivela che ci può essere più di un fondo di verità in questa affermazione.
Una teoria che troverebbe la sua conferma nella ricerca eseguita su un gruppo di topi da laboratorio. Questi, nutriti con “cibo spazzatura” (quello che gli inglesi chiamano junk food costituito prevalentemente da cibi industriali ed alimenti ricchi di grassi e di zuccheri), non solo hanno in poco tempo acquisito peso corporeo, ma sono risultati sviluppare un’attitudine compulsiva nei confronti del cibo, al punto da non rinunciarvi nemmeno quando, per raggiungerlo, dovevano sopportare una sgradevole scarica elettrica.

Un altro gruppo di topi, nutriti con cibo più salutare e con minor accesso a cibo spazzatura non solo risultavano più regolari ed in salute riguardo al peso corporeo, ma non dimostravano un approccio così compulsivo nei confronti del cibo: essi sapevano infatti smettere di mangiare nel caso in cui, per raggiungere il cibo, dovessero rischiare la scossa elettrica.

Ancora più sorprendente nella relazione dei ricercatori l’osservazione che se ai topi nutriti con junk food venivano proposti alimenti più sani, questi per un certo periodo si rifiutavano di mangiare o mangiavano quasi nulla.

Una sorta di inedia volontaria descrive il professor Paul Kenny, autore dello studio ed impiagato presso lo Scripps Research Institute di Jupiter, in Florida.

I ricercatori non sono sicuri che analoghi risultati potrebbero verificarsi anche sull’uomo, ma sostengono che una dieta ricca di tali alimenti potrebbe influire sul sistema di ricompensa nel cervello, responsabile del senso di sazietà che ci induce a smettere di mangiare.

Esaminando il cervello dei topi obesi gli studiosi hanno osservato che questo presenta un calo sensibile dei recettori D2 della dopamina, lo stesso fenomeno che è già stato in passato riscontrato nelle persone dipendenti da cocaina ed eroina.

Un segno distintivo della tossicodipendenza, sostiene il professor Kenny, che provoca un cambiamento nel sistema di compensazione e del senso di sazietà nel cervello. Seppure il termine dipendenza possa apparire esagerato nel caso del cibo, ribadisce, il meccanismo alla base di questo comportamento è evidentemente similare.

Quando i ricercatori hanno artificialmente soppresso il recettore nel cervello, grazie alla somministrazione di un determinato virus, i topi hanno cominciato a mangiare cibo spazzatura in modo compulsivo.

Ci potrebbe essere qualcosa in questo tipo di alimentazione che altera la soglia oltre la quale il cervello invia il segnale di sazietà, conclude il ricercatore: si creerebbe una sorta di circolo vizioso per cui più ci si alimenta con determinati tipi di cibo, più ci si sente insoddisfatti e se ne desidera ancora.

Questo studio non è il primo ad identificare punti in comune tra le dipendenze da sostanze e quella per determinati cibi.

Un altra ricerca svolta sempre su topi da laboratorio e di recente e pubblicata su Proceeding of the National Academy of Sciences, ha infatti osservato che gli animali, nutriti con una dieta salutare per cinque giorni sostituita poi con cibo ricco di zucchero al sapore di cioccolato, una volta privati del cibo zuccherino hanno manifestato chiari segni di ansia, ed il cervello reagiva come di fronte ad una carenza di sostanze stupefacenti o alcool.

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