Cos’è la dieta a zona

di Vito Verna Commenta

Che cos'è, e come si effettua, la famosa dieta a zone.

La dieta a zona (meglio detta Metodo Alimentare Zona), ideata negli anni ’90 dal biologo statunitense Barry Sears e così definita poiché, sulla scorta delle affermazioni di Ippocrate (“Fa che il cibo sia la tua migliore medicina, fai che la tua migliore medicina sia il tuo cibo”), considera ed organizza il cibo in zone (termine che in farmacologia indica la quantità ideale di un medicinale che si dovrebbe assumere affinché sia efficace supponendo che una dose minore sia inutile mentre una superiore sarebbe dannosa), ha lo scopo, sopra ogni altro, di controllare la produzione di insulina, l’ormone che, secondo questa teoria, sarebbe in grado di trasformare i carboidrati in grassi.

&#9658 DIETA MEDITERRANEA E LONGEVITÀ


In linea generale, ed in via teorica, si riuscirebbe a dimagrire semplicemente riducendo, drasticamente, la produzione di insulina e l’assunzione di carboidrati.

Ciò sarebbe possibile, secondo Sears, aumentando il consumo degli ortaggi e suddividendo ogni pasto secondo la seguente equazione

40:30:30

dove 40 sta ad indicare le calorie di carboidrati, 30 le calorie di proteine e 30 le calorie di grassi.

Trasformando quest’equazione di modo che non rappresenti le calorie bensì i grammi delle suddette sostanze da assumere ad ogni pasto (ed ipotizzando un pasto di 100 grammi) avremo

50:35:15

dove 50 sta ad indicare i grammi di carboidrati, 35 i grammi di proteine e 15 i grammi di grassi.

Come si può intuire velocemente conoscendo le basi della dieta mediterranea, si può notare come queste suddivisioni siano in totale contrasto con l’alimentazione che ha reso famosa l’Italia nel mondo e che prevede un apporto di carboidrati pari, o addirittura superiore al 60%.

Si capisce, quindi, come le due metodologie siano di segno opposto.

Se da una parte, infatti, si predilige l’assunzione dei carboidrati rispetto a proteine e grassi, direttamente responsabili dell’ingrassamento, dall’altra si predilige eliminare quelle sostanze, come i carboidrati, che a livello molecolare, si ritiene coinvolte nell’accumulo di grasso in eccesso.

&#9658 LE DIETE POVERE DI CARBOIDRATI AUMENTANO IL RISCHIO DI ARTERIOSCLEROSI

ALIMENTI CONSIGLIATI

Secondo questa filosofia di vita (tale viene considerato questo regime alimentare che non riesce a soddisfare, del tutto o in parte, il fabbisogno energetico dell’individuo) sarebbero da prediligere, nella propria dieta:

– ortaggi

– frutta

– pesce

– carni bianche

– albume

– formaggi magri

– soia

– olio di oliva

– frutta secca

ALIMENTI SCONSIGLIATI

I sostenitori della dieta a zona sconsigliano, vivamente, il consumo di:

– carote

– banane

– patate

– carni grasse

– formaggi grassi

– frattaglie

– dolciumi

– burro

– bevande zuccherate

– tuorlo

CALCOLARE LE RAZIONI

Sistema del palmo della mano

Il metodo più veloce per calcolare quanto consumare ad ogni pasto è quello cosiddetto del palmo della mano.

Secondo questa procedura si dovrebbe riempire il proprio piatto con una porzione di proteine dalla grandezza equivalente al palmo della propria mano. Ciò che del piatto rimane vuoto andrà riempito con verdure, fresche o cotte, condite con un filo d’olio EVO. Sarebbero consentiti, inoltre, un massimo di due frutti che, a scelta del paziente possono venir sostituite da una porzione di carboidrati non superiore al pugno chiuso della propria mano.

Sistema dei blocchi

Questa metodologia, sicuramente più complicata poiché tiene conto dell’attività fisica nonché della massa magra del paziente, è decisamente più precisa e basta sulla suddivisione in blocchi delle principali sostanza nutritive.

Ogni persona, dunque, in concerto con il proprio dietologo, deciderà, basandosi sui valori sopra esposti, quanti blocchi assumere nel corso dell’intera giornata fermo restando che un blocco è obbligatoriamente costituito da:

– 9 grammi di carboidrati (ottenibili consumando 200 grammi di pomodori oppure 330 grami di carote oppure 50 grammi di patate oppure 13 grammi di pane oppure 12 grammi di pasta)

– 7 grammi di proteine (ottenibili consumando 46 grammi di pesce oppure 32 grammi di petto di pollo oppure 46 grammi di stracchino oppure un uovo oppure 35 grammi di prosciutto)

– 3 grammi di grassi (ottenibile consumando 2/3 cucchiaini d’olio oppure 3 olive oppure 6 arachidi)

e che ognuno dei suddetti deve essere presente ad ogni pasto (non si può rinunciare ai carboidrati a pranzo in favore dei grassi per poi recuperare a cena).

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