Tubercolosi ossea

di Elena Botta Commenta

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Abbiamo parlato dei sintomi della tubercolosi e della possibilità che non si sviluppi soltanto a livello polmonare ma che si presenti anche in altre parti del corpo; importante quindi è diagnosticare la tubercolosi per trovare una terapia adeguata che scongiuri la possibilità di una pandemia.
Oggi vogliamo parlare di una varietà di tubercolosi che ha un’incidenza molto elevata sulla popolazione: la tubercolosi ossea, che può verificarsi durante tutte le età, ma in particolar modo è più frequente nei bambini e nei ragazzi; in questo caso il bacillo di Koch si propaga per via sanguigna o per via linfatica, ma che ha origine da un focolaio polmonare o dopo un’infezione tubercolare primaria.



Questa variante della tubercolosi si manifesta in tre fasi, la prima delle quali è un forte affaticamento e un’indistinto dolore osseo legato anche alle difficoltà di movimento.
Nella seconda fase l’osso viene corroso e la cavità sinoviale è piena di pus che si propagano in una serie di ascessi freddi; nella terza fase invece avviene la cicatrizzazione degli ascessi che però provoca un contatto osseo solido che quindi non permette il movimento, bloccando così l’articolazione.
In altri casi si può formare un tessuto fibroso che salda l’articolazione provocando, oltre alla palese difficoltà di movimento, dovuto al blocco articolare, dolori costanti e la possibilità di una reinfezione dei tessuti.
Con la terapia antitubercolare è possibile intervenire sulla cartilagine prima che sia compromessa e può bloccare il danno fino a consentirne la guarigione completa.

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