Radioattività dal Giappone? Le Iene rispondono

di Elena Botta Commenta

La domanda che si pongono le Iene è se gli alimenti contaminati sono arrivati anche sulle nostre tavole; cosi con uno spettrometro ad alta precisione Pablo Trincia si presenta nei mercati generali del pesce e della verdura di Milano per controllare se i cibi sono esenti dalle radiazioni

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Già si è parlato della possibilità che alcuni cibi possano risultare radioattivi anche in Italia, dopo il disastro nucleare di Fukushima e ieri sera durante la puntata del programma di Italia Uno, le Iene Show, è andato in onda un servizio proprio riguardante la paura che i cibi, soprattutto quelli provenienti dall’estero possano essere contaminati.
Già nelle scorse puntate la Iena Matteo Viviani si era occupato del problema radioattività, parlando dello stoccaggio delle scorie radioattive nello stabilimento di Saluggia, in Piemonte, a pochi passi dalla centrale nucleare di Trino Vercellese, proprio a fronte dell’onda di emozioni provocato dal disastro della centrale giapponese a causa dello tsunami dello scorso 11 marzo.

La domanda che si pongono le Iene è se gli alimenti contaminati sono arrivati anche sulle nostre tavole; cosi con uno spettrometro ad alta precisione Pablo Trincia si presenta nei mercati generali del pesce e della verdura di Milano per controllare se i cibi sono esenti dalle radiazioni.
Per controllare che lo spettrometro funzioni, misura la percentuale di radioattività nell’aria e dimostra che è di 0.07 microsievert l’ora che è bassissima e prende il nome di fondo naturale; per testare l’apparecchio lo avvicina ai bordi dei marciapiedi e alle colonne in granito che contengono minerali come l’uranotorite e l’uraninite che sono naturalmente radioattivi.
Al mercato del pesce, in cui la provenienza della merce è diversificata ma che però non proviene dal Giappone poichè sono dei grandi consumatori e non lo esportano, si è visto che non vi è nessun tipo di contaminazione, anche perchè ancora oggi si controllano i valori di radioattività relativi a Cernobyl del 1986.
Nel mercato della verdura il risultato e lo stesso anche perchè dopo il disastro di Cernobyl le verdure che provengono dall’Europa dell’Est vengono ancora oggi controllate.
Al che, Trincia va all’aeroporto di Malpensa per misurare le percentuali di radioattività dei passeggeri provenienti da Tokyo e anche qui risultano valori normali.
Questo spiega Fabrizio Campi, docente di Radioprotezione al Politecnico di Milano, è possibile perchè la concentrazione presente negli alimenti è molto modesta e la radioattività non è arrivata da noi, poichè sono 10.000 km di distanza una dall’altra e poi perchè, a differenza di Cernobyl, che oltre ad essere più vicina, le modalità dell’incidente sono differenti.
E’ arrivata poca radioattività perchè la quantità di radionuclidi rilasciati nell’ambiente è pari ad un decimo rispetto Cernobyl; anche perchè la modalità stessa dell’incidente è diversa, per cui a Cernobyl c’è stata una forte esplosione con un innalzamento della nube radioattiva fino a sette km di quota e da lì una forte dispersione sulle lunghe distanze; a Fukushima invece la nube radioattiva non ha raggiunto quote così alte e la dispersione prevalente è stata quindi locale e quindi non c’è nessun pericolo per la nostra salute.

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