Inchiesta shock de Le Iene sulle scorie radioattive di Saluggia

di Elena Botta Commenta

A Saluggia c'è un deposito di barre uranio e plutonio che se per un guasto dovessero fuoriuscire nelle falde acquifere, provocherebbero un disastro ambientale di proporzioni planetarie.

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Ieri sera è andata in onda una nuova puntata de Le Iene Show, in cui si è parlato di un paese nel vercellese che ha un deposito di scorie radioattive, che provengono dalla centrale nucleare di Trino a pochi chilometri di distanza.
Ieri, la iena Matteo Viviani si è occupata proprio di questo, a fronte del recente disastro nei reattori nuleari di Fukushima in Giappone.
Nel 1987 le quattro centrali nucleari di Latina, Trino Vercellese, Caorso e Garigliano, che erano in funzione, vennero spente e adesso il governo ha annunciato di voler costruire delle nuove centrali, ma il problema è che le scorie radioattive precedenti a quella data sono conservate a Saluggia, una piccola cittadina del vercellese in cui venne realizzato il primo reattore nucleare italiano nel 1979, che però poi venne trasformato in un deposito in cui attualmente vengono custodite fino a trenta tonnellate di rifiuti radioattivi.



Di fianco a questo c’è il deposito Eurex, che contiene le scorie radioattive allo stato liquido; nel funzionamento delle centrali nucleari, durante la lavorazione delle barre di uranio si forma il plutonio che ha un utilizzo nell’industria bellica; e nell’Eurex ci sono le barre sciolte da cui si ricava proprio questa sostanza.
Attualmente sono contenute all’interno del deposito 230 metri cubi di scorie liquide ad altissima radioattività e 5 chili di plutonio; se vi fossero dei guasti con relative perdite, le sostanze altamente tossiche andrebbero ad inquinare le falde acquifere, provocando una catastrofe planetaria.
Il problema è che i due depositi hanno delle perdite e la radioattività è stata riscontrata a due chilometri di distanza in un pozzo di un’abitazione privata.
Il fatto è che l’acquedotto del Monferrato, il più grande del Piemonte, prende le acque proprio da quella zona e da acqua a più di 200 comuni nelle province di Torino, Asti e Alessandria e se dovesse avvenire un’alluvione (come già successe nel 1994 e nel 2002), la catastrofe potrebbe essere imminente.
Quindi, forse, prima di pensare che sia giusto ricavare energia elettrica dal nucleare sarebbe molto meglio informarsi e valutare la possibilità dell’energie alternative, prima che si verifichi un disastro in tutta la Pianura Padana e conseguentemente in tutto il mondo.

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