Gli antiossidanti contro il cancro potrebbero essere dannosi

di Alessandro Bombardieri Commenta

Watson sostiene l'importanza di sviluppare il più presto possibile nuovi farmaci, soprattutto contro le metastasi.

Secondo quanto affermato da James Watson, Premio Nobel per la Medicina nel 1962 per aver contribuito alla scoperta della struttura a doppia elica del Dna, alcuni antiossidanti contro il cancro potrebbero risultare addirittura dannosi per il corpo umano.

In un articolo pubblicato su Open Biology, rivista della Royal Society, è stata pubblicata un’analisi approfondita del ruolo giocato nel determinare il destino delle cellule tumorali dalle molecole che danneggiano le strutture cellulari ossidandole (le specie reattive dell’ossigeno) e degli antiossidanti che ne contrastano l’azione. Watson è arrivato ad affermare che l’efficacia di alcuni chemioterapici e della radioterapia (che si basa proprio sulle specie reattive dell’ossigeno) potrebbe essere limitata da livelli eccessivi di antiossidanti nelle cellule tumorali, questo spiegherebbe perché i tumori che diventano resistenti al controllo chemioterapico diventano ugualmente resistenti alla radioterapia. Inoltre questo spiegherebbe il ruolo degli ossidanti e antiossidanti nelle forme di cancro attualmente incurabili, in particolare quelle metastatiche e in un avanzato stadio di sviluppo.

► RADIAZIONI CELLULARI CLASSIFICA

Watson sostiene che studi futuri potrebbero svelare che l’uso degli antiossidanti, soprattutto quello della vitamina E, ha portato a un piccolo numero di tumori che non esisterebbero se non fosse per l’uso di supplenti antiossidanti. Il biologo ha anche affermato che i cibi ricchi di antiossidanti come per esempio i mirtilli, andrebbero mangiati perchè sono buoni e non perchè mangiandoli si riduce il cancro.

L’eccesso di antiossidanti renderebbe le cellule neoplastiche resistenti alle terapie attualmente disponibili perciò Watson sostiene l’importanza di sviluppare il più presto possibile nuovi farmaci, soprattutto contro le metastasi.

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