Dispositivi tecnologici causano semi-insonnia

di Fabiana Commenta

L’abuso di tecnologia crea numerosi effetti collaterali: i consigli dello sleep coach per riposare meglio

L’eccesso di tecnologia è dannoso e provoca non pochi effetti collaterali, primo fra tutti la semi-insonnia. Si tratta di una sindrome del sonno interrotto che si sta rapidamente diffondendo in tutti i Paesi industrializzati e che in Inghilterra ha addirittura determinato la nascita di una nuova figura professionale, lo sleep coach, vale a dire l’allenatore del sonno.

Controllare la mail, twittare le impressioni della serata o postare le foto fino a tardi sono attività di cui non si riesce più a fare (quasi) a meno, ma che in realtà danneggiano la qualità del sonno degli individui che in questo modo non riescono praticamente mai a “staccare la spina”. Nerina Ramlakhan, sleep coach al Capio Nightingale Hospital di Londra, ha identificato il nuovo disturbo con il termine di “fizzy sleep”, praticamente sonno frizzante, che, pur non essendo un termine scientifico, identifica un problema legato a un cervello iperattivo che viene bombardato continuamente dalle informazioni.

Rimediare alla semi-insonnia però è possibile seguendo le regole del buon sonno che consentono al sistema nervoso di spegnersi e riposarsi davvero.

Inoltre gli sleep coach hanno messo a punto una serie di regole da osservare per tutto l’arco della giornata per poter dormire bene la sera. È bene fare delle mini pause dagli strumenti tecnologici ogni 90 minuti in modo tale che il cervello possa riposarsi.

LAVORARE A LETTO CAUSA INSONNIA E PROBLEMI CIRCOLATORI

È consigliabile approfittare dei trasferimenti sui mezzi pubblici o dei momenti passati in mezzo al traffico per lasciar riposare la mente. La sera è consigliabile abbassare le luci degli schermi o allontanarli del tutto. Consigliabile anche evitare di leggere messaggi o e mail che potrebbero creare tensione emotiva prima di prendere sonno ed è anche utile non utilizzare i social network o siti che vengono continuamente aggiornati per evitare che le continue informazioni vadano a interferire con il riposo.

Foto Thinkstock

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