Tecnica del mentalismo

di Vito Verna Commenta

Il mentalismo, tra verità e finzione, analizzato da Stetoscopio.

Con il termine mentalismo si è soliti intendere, non soltanto in campo scientifico-psicologico bensì anche sociale, televisivo, giornalistico, due concetti differenti e ben distinti l’uno dall’altro.

MENTALISMO COME APPROCCIO PSICOLOGICO/FILOSOFICO


In questa accezione, della quale non abbiamo intenzione di occuparci in questa sede, il temine indica una teoria gnoseologica secondo la quale si potrebbe trovare la spiegazione del comportamento umano studiando fenomeni e processi non direttamente osservabili. Teoria che si può far risalire soprattutto ai lavori degli empiristi britannici (Locke, Bekerley e Hume) ha trovato nel corso dei secoli la complicità del cognitivismo (che legittima la necessità base del mentalismo di indagare quanto non osservabile) e l’avversione del comportamentismo (che nega l’esistenza di processi mentali a favore dell’evidenza e dichiara come i comportamenti, ovverosia le azioni osservabili dell’individuo, siano l’unico metro di misura in base al quale studiare e classificare i misteri della mente)

MENTALISMO COME TECNICA ILLUSORIA

Secondo l’accezione che a noi interessa, invece, il termine mentalismo indicherebbe la presunta capacità dei mentalisti (così si definiscono coloro i quali sarebbero in grado di applicare le tecniche che andremo ad analizzare) di leggere, o addirittura condizionare, la mente altrui.

Questa strabiliante capacità sarebbe dovuta al possesso di particolari abilità mentali superiori (quali precognizione, chiaroveggenza e telepatia) che rientrerebbero nel campo di studio della parapsicologia.

Usiamo il condizionale poiché la parapsicologia, il cui compito sarebbe quello di indagare, seguendo i dettami del metodo scientifico galileiano, alcuni dei più noti fenomeni paranormali (tra cui rientrano, appunto, le abilità mentali superiori che citavamo) sarebbe stata più e più volte sconfessata dalla comunità medico-scientifico internazionale che si è mostrata unanime nello sconfessare una branca della psicologia che, in anni ed anni di analisi, test ed esami non sarebbe riuscita a produrre la benché minima prova dell’effettiva esistenza dei suddetti poteri paranormali di cui alcune persone sarebbero dotate.

L’illusione che i mentalisti, però, sappiano davvero leggere il pensiero altrui, resta ed è molto forte. Il concetto chiave, però, è proprio quello di illusione giacché il mentalismo si configurerebbe, in realtà, quale una semplice tecnica illusoria basata, principalmente, sulla attentissima lettura delle risposte che il soggetto analizzato dà (anche in maniera inconscia, frammentaria, non verbale) alle domande dell’illusionista.

In questo senso avrebbe un’importanza fondamentale la conoscenza del linguaggio del corpo o, comunque, di tutta la comunicazione non verbale.

Il mentalista, infatti, per quanto possa fare domande casuali o poco attinenti alla discussione, sa che il soggetto analizzato, in modi che egli non ritiene possibili, lascerà trasparire, molto probabilmente inconsciamente e facendo ricorso alla comunicazione non verbale (che rispetto a quella verbale non consente di mentire con tanta facilità) anche soltanto un minimo frammento di verità sul quale poi, il mentalista, indirizzerà la seduta di “lettura del pensiero” arrivando a scoprire sempre più informazioni sul soggetto e dando quindi l’impressione di possedere, davvero, quei poteri paranormali sopra descritti.

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