La violenza dei media condiziona i giovani?

di Elena Botta Commenta

E' un argomento che va avanti da anni ormai e che però non porta mai ad una conclusione certa: la violenza trasmessa dai media desensibilizza i giovani?

Cervello_umano

E’ un argomento che va avanti da anni ormai e che però non porta mai ad una conclusione certa: la violenza trasmessa dai media desensibilizza i giovani?
Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Social Cognitive & Affective Neuroscience, i film, i programmi televisivi, e i videogiochi violenti possono desensibilizzare i giovani promuovendo potenzialmente atteggiamenti violenti verso i coetanei.
Studi che si protraggono da anni, sostengono che le immagini violente siano in grado di attutire la sensibilità alla violenza nella vita reale, ma per tempo non si è riusciti a capire come questo influenzi il cervello negli adolescenti.
Così, grazie a questa ricerca condotta dal dottor Jordan Grafman del National Institute of Health di Bethesda, si è riusciti a capipre i processi che si innescano nel cervello umano.



Assieme ai colleghi, Grafman ha sottoposto 22 adolescenti maschi di età compresa tra i 14 e 17 anni alla visione di 60 video di 4 secondi contenti immagini violente, chiedendo ai giovani di quantificare il livello di violenza di ciascun video.
Intanto, una risonanza magnetica rilevava le loro attività cerebrali e con un dispositivo elettrico fissato ad un dito veniva misurata la conduttanza cutanea, risposta fisiologica agli stimoli esterni ed è emerso che più i ragazzi erano esposti ad immagini violente, l’attivazione della loro parte del cervello legata alla reattività emozionale diminuiva e la continua ripetizione del video aveva l’effetto di desensibilizzare gli adolescenti soprattutto verso le scene più violente.
Questo studio ha portato alla conclusione che i giovani sottoposti all’esposizione prolungata di immagini violente diventano più cinici, accondiscendenti nei confronti della violenza e potenzialmente più predisposti verso atteggiamenti sbagliati.
Ora questo studio dovrà essere effettuato su un campione femminile per vedere se le riposte sono uguali.

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