Sindrome di Munchausen per procura

di Vito Verna 2

La Sindrome di Munchausen per procura è una patologia psicologica subdola e di difficile individuazione.

Abbiamo già analizzato la Sindrome di Munchausen, patologia psicologica che induce chi ne è affetto a ledere deliberatamente il proprio corpo con la speranza di ricreare segni e sintomi di una vera e propria malattia e, dunque, sottoporsi a continue visite mediche con lo scopo di attirare l’attenzione su di sé.

SINDROME DI MUNCHAUSEN PER PROCURA

Caratteristiche e varianti della Sindrome di Munchausen per procura

Modus operandi dei pazienti affetti da Sindrome di Munchausen per procura


Esiste, però, una versione della malattia, chiamata Sindrome di Munchausen per procura, che, se possibile, è ancora più terribile. In questa patologia, il cui funzionamento è identico, in tutto e per tutto a quella sopra descritta, il paziente affetto non danneggia se stesso bensì il corpo di un’altra persona nella speranza di instillare compassione e ammirazione nella comunità (a causa dell’affetto e della premura con la quale il paziente si occupa del “malato”) e di instaurare un rapporto intimo con la figura medica che esegue continue, inutili, diagnosi e prescrive le necessarie terapie.

Solitamente coinvolge, nella forma classica, una madre, affetta da Sindrome di Munchausen per procura, e il proprio (nel peggiore dei casi i propri) figlio il quale subisce dei veri e propri abusi affinché risulti essere sempre ammalato.

DESCRIZIONE DELLA SINDROME DI MUNCHAUSEN PER PROCURA

Secondo Roy Meadow, il primo a descrivere tale patologia, la Sindrome di Munchausen si può definire come: “La produzione deliberata o simulazione di segni e sintomi fisici o psichici in un’altra persona che è affidata alle cure del soggetto. Tipicamente la vittima è un bambino piccolo, e il responsabile è la madre del bambino. La motivazione di tale comportamento viene ritenuta essere il bisogno psicologico di assumere, per interposta persona, il ruolo di malato” oppure ancora “la situazione in cui i genitori, o inventando sintomi e segni che i propri figli non hanno, o procurando loro sintomi e disturbi (per esempio somministrando sostanze dannose), li espongono ad una serie di accertamenti, esami, interventi che finiscono per danneggiarli o addirittura ucciderli”.

Questa definizione, così terribile, si è resa necessaria poiché si è rilevato come, nel corso degli anni e delle revisioni cliniche, la diagnosi di Sindrome di Munchausen venga solitamente effettuata soltanto dopo 6 mesi dall’insorgenza dei primi sintomi, periodo sufficiente affinché il soggetto coinvolto passivamente muoia a causa degli abusi subiti.

Commenti (2)

  1. Gentile Dottore, Gentile redazione, scusate se ho “tirato su” un articolo di tre anni fa ma ho un dubbio da qualche settimana: vorrei sapere se mia mamma può avere la S. di Munchausen per procura. Mia mamma ha 82 anni, io 50. Quando ero piccola pensava che io avessi una forma di pazzia: mi fece fare visite psichiatriche, EEG, terapie da vari psicologi, e iniziò a darmi sonniferi e calmanti. Quando fui adolescente intensificò le dosi di calmanti (Serenase, Valium, ecc.) con ricatti (non esci con le amiche se non prendi la tua dose). La mia crescita significò per lei una gravosa problematica così ogni mio atto di “ribellione” era dovuto a una mia patologia da blandire con ulteriori dosi di tranquillanti che mi facevano stare male. Più che di atti di “ribellione” però dovrei dire di crescita, cioè mi riferisco a voler comprare un jeans, andare al cinema anziché a messa, truccarmi, ecc. Mia mamma temeva che io fossi in giri di droghe, criminalità e perversioni sessuali. Quando mi sposai (presto, per sfuggire a lei) oltre ad aver mantenuto la convinzione che in me vi fosse una forma di pazzia, ha proiettato sui miei due figli le sue ansie “scoprendo” in loro varie malattie. Per fare un esempio, uno dei tanti che potrei fare, prenotò una visita ortopedica per mia figlia convinta che fosse malata di alluce valgo e che la visita sarebbe stata fatta per poi programmare l’operazione: mia figlia aveva solo un’unghia incarnita. Quando è nato mio figlio gli ha “trovato” un deficit di ritardo mentale, interferendo anche con la sua vita scolastica, spiegando le sue diagnosi alle maestre di nascosto da me. Ancor ora mia mamma è convinta che mio figlio “non ci arriva”. Quando i miei figli erano piccoli mia mamma scrisse alla Dott.sa Maria Rita Parsi: non so che genere di corrispondenza sia intercorsa, perché non mi mostrò le lettere, ma a suo dire le scriveva per “i problemi mentali della bimba”. Mia mamma non era nuova a iniziative plateali quali lo scrivere a medici noti. Quando ero ragazzina lesse su un giornale che un prof. fiorentino (Sartori o Sirtori, non ricordo) stava effettuando degli studi per la correlazione tra tendenza alla criminalità e beta-endorfine, gli scrisse una lunga lettera descrivendo le problematiche che mi attribuiva (sesso, droghe, aggressività, ecc.) e fu così che il prof. mi incluse in un protocollo di sperimentazione: fui portata fino a Brescia (primi anni 80) per effettuare un’analisi del sangue. Quando si seppe che l’esito di quel raro esame stabiliva che non solo le mie bete-endorfine non confermavano le mie supposte “tendenze criminali” ma che addirittura erano più elevate della norma e che facevano di me una persona con una soglia di dolore alta e con la tendenza a serenità e buonumore, mia mamma ebbe una delusione così grande che si convinse che quel prof. “non aveva capito la gravità della situazione”. Questo credo sia l’episodio più significativo. Specifico che mamma rimase orfana di papà a tre anni e che questo fatto la condizionò molto. Pur essendoci tutti allontanati dalla sua sfera di influenza, ora i suoi problemi stan tornando, poichè, ora che è morto da poco papà, sta mostrando un’esasperazione dei sintomi, forse anche per l’inizio di una forma di demenza senile (si sente minacciata e ha fissazioni un po’ morbose). Come da manuale, mia mamma è sempre passata per una persona normale e, peggio, amici e parenti non aiutano me e i miei figli perché sono convinti che lei sia vittima di una figlia degenere. Queste circostanze sono di enorme ostacolo proprio ora che il medico ci ha consigliato di sottoporla a una visita geriatrica: non abbiamo nessuno che sia disposto ad aiutarci a curare mia mamma per la sua malattia, anzi io e i miei figli veniamo accusati di essere ingrati e approfittatori. Mio papà, poveretto, rendendosi complice di mamma per troppo amore, ha suo malgrado creato un ambiente di reticenza, di vergogna e di sofferenza. Nel frattempo ci stiamo tutti chiedendo cosa mia mamma troverà nella bisnipote: mia figlia infatti ha avuto una bambina, sana e serena. Grazie anticipatamente, saluti cordiali, Annamaria

  2. Non siamo medici, non possiamo aiutarla nel rispondere correttamente. Di certo, lei ora è una donna matura ed in grado di fare le sue valutazioni. Provi a rivolgersi ad uno specialista. Ma la sua mamma ha 82 anni, servirà? Se serve a lei lo faccia di sicuro, di certo sarebbe tardi per curare la sua mamma. Un caro saluto. Redazione Stetoscopio.

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