Depressione a causa dei troppi straordinari

di Vito Verna Commenta

Il rischio di cadere in depressione aumenterebbe congiuntamente all'aumentare delle ore lavorative straordinarie settimanali.

Uno studio anglofilandese, della durata di ben 6 anni, condotto su oltre 2.000 dipendenti pubblici inglesi di età compresa tra i 35 ed i 55 anni d’età al momento dello start-up, in questi giorni pubblicato sulle colonne dell’eminente rivista scientifica PLoS ONE, l’organo di informazione ufficiale della Public Library of Science, avrebbe inconfutabilmente dimostrato come trascorrere almeno 11 ore al giorno (55 alla settimana) seduti alla propria scrivania possa aumentare il rischio di cadere in depressione di ben 2,5 volte rispetto a passarne il minimo indispensabile, ovverosia le classiche 7 – 8 ore lavorative.

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Unica eccezione a questa ferrea regola? Gli stakanovisti maschi adulti, di almeno 45 anni di età, ben inseriti all’interno della gerarchia aziendale con una retribuzione lorda mensile di tutto rispetto.

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Ciò farebbe supporre, sebbene ancora non sia stato dimostrato da alcuna ricerca scientifica, come ad influire sull’umore nonché sulla felicità del lavoratore siano, più di ogni altra cosa, non tanto le ore di straordinario piuttosto che le estenuanti ed eterne riunioni pomeridiane, quanto le motivazioni che lo indurrebbero a scegliere di lavorare molto di più quanto contrattualmente dovuto.

LO STRESS SUL LAVORO

Ai primi posti di questa particolarissima classifica dei depressi da ufficio, infatti, troveremmo giovani e donne, categorie da sempre considerate svantaggiate e a perenne rischio licenziamento, che si impegnerebbero così tanto, sino a dimenticare l’esistenza, oltre alla propria vita lavorativa, di una vita sociale e familiare, con l’unico scopo di riuscire a dimostrare, al proprio datore di lavoro, di essere meglio di chiunque altro, di rendersi dunque indispensabili e, in definitiva, di aumentare le proprie chance di permanenza all’interno dell’azienda in questione.

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