Un cerotto per applicare il vaccino

di Luca Bruno Commenta

Finora il cerotto per vaccinare non aveva ottenuto successi in fase sperimentale. Quest'ultimo dispositivo sembra invece offrire risultati promettenti.

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Sarebbe bello se i vaccini potessero essere somministrati senza l’uso di aghi, ed è per questo motivo che tante sono le ricerche per trovare un’alternativa al tradizionale metodo con aghi e siringhe.
Quello di recente sperimentato sui topi, una sorta di cerotto che contiene microaghi, sembra essere efficace ed ottenere un certo successo in fase sperimentale.
Si tratta di un supporto per una serie di microaghi lunghi meno di un millimetro, che una volta applicati si dissolvono nella pelle: grazie alle loro ridottissime dimensioni non provocano l’afflusso di sangue né il dolore tradizionalmente sopportato durante un’iniezione.

Per le campagne di vaccinazione, come la recente promossa per contrastare l’influenza suina, sarebbe sicuramente un grande vantaggio: si potrebbero avere questi cerotti disponibili in farmacia e potrebbero essere auto-applicabili, senza la necessità di una supervisione infermieristica o medica.

Lo studio, pubblicato online su Nature Medicine offre dunque secondo gli esperti risultati promettenti, anche se, come già per altri esperimenti analoghi, bisogna ancora verificarne l’efficacia sull’uomo.

Il cerotto sembra funzionare utilizzando meno vaccino che quello necessario in un iniezione, un vantaggio dunque anche dal punto di vista economico, oltre al fatto che lo si potrebbe stoccare con molta più facilità, senza bisogno di ambienti adeguati e determinate temperature, il che risulta essere promettente per esempio nel caso di alcuni paesi al mondo, come quelli tropicali e sottosviluppati, dove da sempre il mantenimento in celle frigorifere ed in strutture adeguate delle dosi di vaccino è stato un problema.

Altri tentativi di realizzare dispositivi analoghi per la somministrazione di vaccini erano già stati tentati in passato, ma fino ad oggi con esiti non soddisfacenti.

Secondo i ricercatori della Emory University e del Georgia Institute of Technology che hanno condotto la ricerca, quest’ultimo sembra essere più promettente di molti altri sperimentati in passato.

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