Contraccettivo maschile ad ultrasuoni

Sin dall’invenzione, oltre 50 anni fa, della pillola anticoncezionale, il cui funzionamento, purtroppo, è ancora sconosciuto al 98% della popolazione femminile europea ed utilizzato, in media, solamente dal 21% delle donne del Vecchio Continente, medici, scienziati e ricercatori di tutto il mondo avrebbero cercato di elaborare, in ogni modo possibile, un contraccettivo maschile la cui efficacia fosse prossima al 100% ed i cui meccanismi, proprio come la pillola di cui sopra, fossero privi di qualsivoglia effetto collaterale.

Dimostrata la correlazione tra qualità del sonno ed insorgenza del diabete

Che dormire, e soprattutto dormire bene, fosse di fondamentale e decisiva importanza per la qualità della nostra vita quotidiana, giacché la sua funzione calmante e rigeneratrice contribuirebbe a far si che l’organismo mantenga sempre un adeguato stato di salute, lo si era sempre saputo.

Che, invece, i disturbi del sonno potessero essere indicativi di pregressi problemi fisiologici, in particolare endocrini, lo si era sino ad oggi solamente sospettato.

Scarsa assistenza sanitaria ai bambini italiani

Le misure di protezione sociale per la famiglia in Italia sono residuali rispetto alle altre spese per il welfare: questo non è un driver di sviluppo del Paese e della sostenibilità per il futuro. L’Italia non è un Paese a misura di bambino: tutte le politiche del welfare non sono orientate ai bisogni dell’infanzia e non incentivano le giovani coppie a mettere su famiglia“.

Ridotto del 50% in dieci anni il numero di decessi per infarto

Nel corso degli ultimi 10 anni, stando a quanto dichiarato quest’oggi dal British Medical Journal, l’organo di informazione ufficiale della British Medical Association (l’equivalente della Federazione Nazionale Ordini Medici Chirurghi e Odontoiatri italiana), il numero di decessi per infarto nel Vecchio Continente sarebbe calato addirittura del 50% nella fascia d’età più a rischio, ovverosia quella compresa tra i 65 ed i 74 anni d’età.

Depressione a causa dei troppi straordinari

Uno studio anglofilandese, della durata di ben 6 anni, condotto su oltre 2.000 dipendenti pubblici inglesi di età compresa tra i 35 ed i 55 anni d’età al momento dello start-up, in questi giorni pubblicato sulle colonne dell’eminente rivista scientifica PLoS ONE, l’organo di informazione ufficiale della Public Library of Science, avrebbe inconfutabilmente dimostrato come trascorrere almeno 11 ore al giorno (55 alla settimana) seduti alla propria scrivania possa aumentare il rischio di cadere in depressione di ben 2,5 volte rispetto a passarne il minimo indispensabile, ovverosia le classiche 7 – 8 ore lavorative.

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