Il fumo passivo provoca problemi anche al fegato

di Luca Bruno Commenta

Gli scienziati hanno verificato che nelle cellule del fegato dei topi esposti al fumo passivo si verifica un accumulo di grassi, che sono responsabili di un disturbo, la steatosi epatica.

fumo

Il fumo passivo, si sa, è responsabile di molti disturbi, tra i quali tumori, malattie cardiache, arteriosclerosi, polmonite, bronchite e asma. E’ per questo motivo che in molti paesi occidentali attualmente sono in vigore leggi che vietano di fumare in locali pubblici, dove alcune categorie, particolarmente a rischio, come bambini ed anziani, potrebbero essere esposti al fumo passivo.
Uno studio recente, pubblicato sul numero di settembre della rivista Journal of Hepatology, punta il dito sull’associazione tra il fumo passivo e un disturbo al fegato, su cui fino ad oggi erano stati compiute poche ricerche.

Studiando per un anno l’esposizione di topi da laboratorio al fumo passivo, gli scienziati hanno verificato che nelle cellule del fegato dei topi si verificava un accumulo di grassi, che sono responsabili di un disturbo, la steatosi epatica non alcolica o steatopatite, che può provocare diversi problemi alla funzionalità epatica.

In particolare i ricercatori hanno puntato l’attenzione su due regolatori lipidici del fegato, presenti anche nell’uomo: SREBP (sterol regulatory element binding protein), che stimola nel fegato la sintesi dei grassi, e AMPK (adenosine monophosphate-activated protein kinase) il cui compito è quello di regolare l’attività di sintesi dei grassi effettuata dalla SREBP.

L’esposizione al fumo passivo inibisce l’attività dell’AMPK, che, a sua volta, provoca un aumento dell’attività della SREBP che sintetizza un maggior numero di grassi provocando appunto la steatosi epatica non alcoolica.

Lo studio fornisce sufficienti prove sperimentali che associano l’esposizione passiva al tabacco a disturbi epatici, ed i dati prodotti potrebbero orientare lo sviluppo di farmaci adeguati che abbiano le due proteine come bersaglio terapeutico, riducendo la produzione di grassi nelle cellule del fegato e di impedire quindi l’insorge della disfunzione epatica.

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