Un ormone dell’appetito riduce il rischio di Alzheimer

di Luca Bruno Commenta

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Alti livelli di un ormone che ha un ruolo importante nello stimolare l’appetito sembrano essere strettamente legati a minori rischi di malattie degenerative come l’Alzhimer.
Uno studio corposo, quello di un gruppo di ricercatori statunitensi, durato 12 anni, del Boston University Medical Center, che ha coinvolto circa 200 volontari, nell’intento di verificare se la presenza dell’ormone leptina e lo sviluppo del Morbo di Alzheimer ci fosse un associazione evidente.

Lo studio, pubblicato su JAMA, illustra i passaggi della ricerca, che verifica sull’uomo quanto già evidenziato in precedenti ricerche compiute su topi da laboratorio, nei quali, una maggior quantità dell’ormone accentuava capacità mnemoniche e competenze intellettive come quella di trovare la strada giusta in un labirinto.

La leptina viene prodotta dalle cellule del grasso ed è quello che invia al cervello il segnale di sazietà, riducendo l’appetito. A lungo si è pensato che fosse un target ideale proprio per combattere l’obesità.

Nello studio i ricercatori hanno scoperto che un quarto dei volontari, sottoposti a scansioni del cervello a distanza di tempo regolare, che risultavano avere minori livelli di leptina nel sangue avevano un rischio maggiore di contrarre l’Alzheimer, rispetto a coloro che invece avevano alti livelli di leptina, tra i quali solo il 6% risultata a rischio della malattia neuro degenerativa.

La speranza dei ricercatori è che i risultati della ricerca potrebbero in futuro essere usati per utilizzare la leptina come un indicatore dell’insorgere della malattia ed anche come efficace trattamento della stessa.

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