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Riportare in vita i morti agendo sui processi delle cellule cerebrali

 
Fabiana
4 marzo 2013
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La scienza sta davvero riscrivendo i confini fra la vita e la morte?

Così sembrerebbe stando a quanto sostenuto dal professor Sam Parnia, della Stony Brook University School of Medicine  degli Stati Uniti nel suo libro Cancellare la morte: la scienza sta riscrivendo i confini tra la vita e la morte.

Quanto sostenuto dal professor Parnia è semplice, quando discutibile: secondo lo scienziato anche una persona dichiarata clinicamente morta potrebbe essere riportata in vita. Si tratta di un’affermazione che sembra entrare in contrasto con la scienza, ma il professore Parnia spiega che sono stati proprio i progressi scientifici effettuati negli ultimi dieci anni che renderebbero possibile “resuscitare i morti”.

La questione in realtà si basa non tanto sul resuscitare i morti, ma muove da un fatto preciso: una persona che muore si trasforma in cadavere solo ed esclusivamente quando le sue cellule cerebrali cominciano a morire. Si tratta di un processo che dura nella maggior parte della persone circa 4-5 minuti al massimo, ma è anche vero che la scienza ha dimostrato che proprio le cellule cerebrali restano vitali per un massimo di otto ore.

Tra l’altro secondo Parnia la coscienza non viene immediatamente interrotta nel momento successivo in cui il cuore cessa di battere.  In pratica manipolando i processi delle cellule in questo lasso di tempo sarebbe possibile riavviare il cuore e riportate concretamente una persona in vita.

CLASSIFICA 20 MORTI PIU’ PROBABILI

Ovvio che le teorie di Parnia abbiano suscitato non poche perplessità andando a rievocare immagini legate soprattutto alla letteratura gotica, Frankenstein in primis, ma è anche vero che le teorie del professore statunitense non sono del tutto nuove.

Molti scienziati prima di lui hanno sostenuto che le persone potevano essere considerate cadavere solo quando apparivano i segni inequivocabili segni di morte, come ad esempio il gonfiore.  Insomma i dubbi sulla reale applicazione delle teorie di Parnia restano e probabilmente solo il tempo potrà mostrare quale sia effettivamente la linea di demarcazione fra la vita e la morte.

Foto Thinkstock

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