Prevenire l’Alzheimer dormendo a lungo

di Vito Verna Commenta

Chi dorme a lungo e bene potrebbe essere immune allo sviluppo delle placche di betamiloide del Morbo di Alzheimer.

Un gruppo di medici statunitensi facenti riferimento alla Facoltà di Medicina (o School of Medicine) della prestigiosa Saint Louis University, uno dei più importanti istituti accademici privati del Missouri e degli Stati Uniti d’America, avrebbe dimostrato la correlazione, sebbene non di causa-effetto, tra qualità e quantità del sonno e insorgenza del Morbo di Alzheimer, malattia degenerativa del sistema nervoso centrale delle più gravi e diffuse.

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In particolare, stando a quanto riportato dalla prestigiosa rivista scientifica Neurology (ovverosia l’organo di divulgazione ufficiale dell’American Academy of Neurology il cui annuale meeting sarebbe in corso di svolgimento presso la ridente cittadina di New Orleans), i neurologi del succitato istituto di ricerca avrebbero verificato, sottoponendo un centinaio di volontari sani con precedenti di Alzheimer in famiglia ad una accurata, approfondita e prolungata nel tempo sonnografia (l’esame specialistico di registrazione della qualità e della quantità del sonno), come un miglior sonno coincida con una minore possibilità di sviluppare le placche di betamiloide, uno dei più evidenti sintomi dell’avanzamento della malattia.

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Dormire meglio, e soprattutto più a lungo, non servirebbe però, in realtà, alla prevenzione della terribili patologia poiché, come precedentemente anticipato, il rapporto tra questo eventi, ovverosia tra qualità del sonno e Alzheimer, non sarebbe assolutamente di causa-effetto.

Piuttosto, per motivi che sarebbero ancora al vaglio degli specialisti, la qualità del sonno fungerebbe da semplice campanello d’allarme che, comunque, non andrebbe interpretato in senso eccessivamente allarmistico o premonitore.

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