Paziente in stato vegetativo risponde alle domande

di Luca Bruno Commenta

Un gruppo di ricercatori britannici e belgi sono riusciti a comunicare con un paziente affetto da danno cerebrale, utilizzando la risonanza magnetica funzionale.

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Un recente studio, pubblicato sulla rivista medica New England Journal of Medicine ha descritto il modo con cui un gruppo di ricercatori britannici e belgi sono riusciti a comunicare con un paziente affetto da danno cerebrale, utilizzando la risonanza magnetica funzionale. Lo studio ha coinvolto gli scienziati del Medical Research Council (MRC), del Wolfson Brain Imaging Centre di Cambridge ed un team di ricercatori dell’Università di Liegi.
Il paziente, da sette anni in stato vegetativo, sembrava non avere alcuna possibilità di comunicare con il mondo esterno. Gli scienziati hanno fatto in modo di “istruire” il paziente in modo che esso pensasse ad un’attività motoria come giocare a tennis, nel caso volesse fornire una risposta affermativa, ed un pensiero “spaziale” ovvero il vagabondare per le strade se intendesse dare una risposta negativa.

In seguito, sottoposto a sei domande riguardanti la sua vita, il paziente è stato in grado di fornire cinque risposte accurate, compreso il confermare il nome del padre.

Tale capacità di elaborare risposte è stata in seguito individuata in altri tre pazienti in stato vegetativo.

I pazienti in stato vegetativo sono svegli, non in coma, ma non hanno coscienza a causa dei gravi danni cerebrali subiti. Lo studio dimostra che le scansioni attuate con la risonanza magnetica sono in grado di permettere una comunicazione anche con quei pazienti quindi apparentemente tagliati fuori dal mondo.

Secondo il Dott. Adrian Owen, ricercatore del MRC in Cambridge e coautore dello studio, ciò aprirà possibilità finora sconosciute che potrebbero permettere la comunicazione con il malato in stato vegetativo, per esempio riguardo ai dolori che provano, o al loro stato emotivo.

Helen Gill, una consulente presso il Royal Hospital of Neurodisability di Londra ha dichiarato, in merito allo studio, che è sicuramente una scoperta interessante quella di scoprire l’attività cerebrale nei pazienti in stato vegetativo, anche se, per essere ancora più efficace bisognerebbe scoprire il modo di rilevare anche un’attività sensoriale.

Fonte BBCNews

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