Onde eletromagnetiche combattono l’Alzheimer

di Luca Bruno Commenta

Secondo un recente studio condotto all'Università della Florida, le onde elettromagnetiche contribuiscono a ritardare la demenza senile, ed a migliorare le condizioni del Morbo di Alzheimer.

antenne

Nessuno lo avrebbe mai pensato: secondo un recente studio condotto all’Università della Florida, le onde elettromagnetiche contribuiscono a ritardare la demenza senile, ed a migliorare le condizioni del morbo di Alzheimer. E’ questo almeno il risultato ottenuto in una ricerca compiuta su topi da laboratorio, programmati per avere il disturbo, e sottoposti ade onde elettromagnetiche simili a quelle dei telefonini.

Lo studio dell’Alzheimer’s Disease Research Center è stato recentemente pubblicato sul Journal of Alzheimer’s Disease.
96 i topi sui quali è stato effettuato l’esperimento, la maggior parte dei quali erano stati geneticamente modificati per sviluppare le placche beta-amiloidi nel cervello, un marker della malattia di Alzheimer. Altri topi invece erano sani.

Gli animali sono stati esposti al campo elettromagnetico generato da un normale telefono per due periodi di un’ora al giorno in un arco di tempo di sette-nove mesi.

Le gabbie erano disposte in un un cerchio al centro del quale si trovava un’antenna che generava il segnale telefonico.

I ricercatori, hanno verificato che se l’esposizione alle onde elettromagnetiche iniziava su giovani topi modificati questi risultavano protetti dai segni di demenza, sia nell’eseguire test di misurazione della memoria che test cognitivi.

Se invece i topi geneticamente modificati per avere l’Alzheimer venivano esposti da adulti o da anziani, con i primi segni di problemi legati alla memoria, l’esposizione elettromagnetica faceva regredire i segni di demenza.

I risultati, secondo i ricercatori, sono ancora ad uno stadio preliminare, e si stanno ora studiando gli effetti finora scoperti con altre onde di diversa intensità e frequenza. In ogni caso, visto che si tratta di un esperimento su animali, i risultati non possono al momento essere ritenuti validi anche per l’uomo.

I benefici sulla memoria delle onde elettromagnetiche infatti hanno avuto bisogno di molti mesi per manifestarsi, e quindi si pensa che sull’uomo gli effetti potrebbero essere temporalmente ancora più lunghi da determinarsi.

L’esperimento tuttavia potrebbe aprire la strada ad un nuovo filone di ricerca: verificare se l’esposizione alle onde elettromagnetiche possa costituire un nuovo trattamento non invasivo per il morbo di Alzheimer.

Fonte BBCNews

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