
I sintomi principali sono 4: tremore, soprattutto alle braccia e poi alle gambe, alle mandibole ed al viso, rigidità degli arti e del tronco, lentezza nel compiere i movimenti e perdita dell’equilibrio e della coordinazione motoria.
Dal momento che questi sintomi diventano più forti, mano a mano che la malattia peggiora i pazienti avranno sempre più spesso difficoltà a camminare, a parlare ed a svolgere anche i compiti più elementari.
In alcune persone la malattia progredisce più velocemente che in altre.
Tra gli altri sintomi che possono occorrere ci sono depressione ed instabilità emotiva, difficoltà a masticare e deglutire, problemi di contenzione oppure al contrario costipazione, l’interruzione del sonno.
La diagnosi della malattia non è facile, e né esami di laboratorio o del sangue possono aiutare, solo la storia medica del paziente ed esami neurologici ma sovente bisogna approfondire per escludere altri disturbi.
Allo stato attuale, non vi è alcuna cura per il morbo di Parkinson, ma esistono farmaci che possono alleviare i sintomi più gravi. Normalmente, ai pazienti vengono somministrate levodopa e carbidopa associate, la seconda permette alla levodopa di raggiungere il cervello prima di cominciare a produrre la dopamina.
Le cellule nervose possono usare la levodopa per produrre dopamina e quindi supplire alla carenza produttiva del cervello.
Sebbene la levodopa aiuta almeno i tre quarti dei casi di morbo i Parkinson, non copre tutti i sintomi, risultando efficace soprattutto sul contenere la rigidità corporea, mentre sul tremore ha poco effetto così come non risulta efficace nelle altre forme di disturbo, come i problemi di equilibrio.
Anche gli anticolinergici possono contribuire al controllo di tremori e rigidità, mentre altri farmaci, come bromocriptina, pramipexolo e ropinirolo, simulano il ruolo della dopamina nel cervello facendo sì che i neuroni reagiscano come in presenza della dopamina.
In alcuni casi è utile un intervento chirurgico, se la malattia non risponde ai farmaci.
Per esempio attraverso l’installazione di elettrodi nel cervello collegati ad un piccolo dispositivo che produce impulsi elettrici.
La prognosi del Morbo di Parkinson è che la malattia è sia cronica che progressiva, nel senso che nel tempo può aumentare fino a provocare la disabilità totale, ma non in tutti i casi, per molti resta per anni solo il disturbo più evidente, quello del tremore, oppure gli altri sintomi, non essendo possibile prevedere né la tipologia dei sintomi, né la loro intensità perchè fortemente variabili da paziente a paziente.
Tra le ricerche per il futuro l’orientamento è quello di ricercarne la causa in possibili fattori ambientali, oppure alcune tossine che possano scatenare il morbo, o, ancora, determinare se c’è una causa genetica.
In questo modo si potranno individuare una serie di farmaci in grado di prevenire o ritardare la malattia, e forse anche impedirla.






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