Metà dei decessi infantili nel mondo in soli 5 paesi

di Luca Bruno Commenta

La mortalità infantile nel mondo è in diminuzione, ma ancora non in modo sufficiente, soprattutto in alcuni paesi.

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Malattie infettive come polmonite, diarrea, malaria sono responsabili di più dei due terzi degli 8,8 milioni di decessi annuali di bambini sotto i 5 anni nel mondo.
E’ quanto rivela una relazione di recente realizzata dal Child Health Epidemiology Reference Group della Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’UNICEF, e pubblicata online sulla rivista medica The Lancet.
Gli autori del rapporto hanno sottolineato come le malattie infettive hanno causato 5.970.000 morti tra i bambini sotto i 5 anni nel 2008. Tra queste la polmonite (18% dei casi), la diarrea (15% dei casi) e la malaria, (8%) sono state le malattie che più hanno inciso sul tasso di mortalità.

Circa il 40% dei decessi si sono registrati in bambini di età non superiore ai 27 giorni.
Tra le altre cause di morte segnalate si registrano complicazioni alla nascita, mancanza di ossigeno durante il parto e difetti congeniti.

Un dato che fa riflettere, sia perchè le malattie di cui muoiono i bambini sarebbero in realtà molto semplici da combattere e contrastare, se ci fossero i dovuti fondi, sia perchè queste sono concentrate in alcuni paesi in specifico: quasi la metà dei decessi si registrano infatti in India, Cina, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo e Pakistan.

L’Africa con 4,2 milioni di morti ed il Sud Est asiatico con 2,390.000 morti sono i continenti in testa a questa triste classifica.

La stessa ricerca ha evidenziato come nei paesi industrializzati e sviluppati il tasso di mortalità, per la stessa fascia di età, è causato con più probabilità da infortuni che non dalle malattie.

Gli autori hanno tuttavia sottolineato, a fronte delle cifre impressionanti, come in realtà l’andamento è comunque in netto miglioramento: dal 2000-2003, quando si registravano 10,6 milioni di morti all’anno, si è scesi alla fine del 2008 ad 8,8 milioni.

Un progresso che tuttavia non è ancora sufficiente, concludono i ricercatori, e la ricerca dovrebbe proprio essere di stimolo ad un maggior impegno di governi ed istituzioni sanitarie mondiali a realizzare progetti in merito in vista della scadenza di un importante obiettivo, il Millennium Development Goal delle Nazioni Unite previsto per il 2015.

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