Ovaie: nuove tecniche di conservazione e di trapianto

di Luca Bruno 1

Due nuove tecniche di conservazione e trapianto delle ovaie saranno in grado di dare alle donne la possibilità di contrastare efficacemente l'orologio biologico ed avere figli anche da più anziane.

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Due nuove tecniche di conservazione e trapianto delle ovaie saranno in grado di dare alle donne la possibilità di contrastare efficacemente l’orologio biologico ed avere figli anche da più anziane.
La ricerca, riportata nel corso di una riunione della Società europea di riproduzione umana ed embriologia di Amsterdam, offre quindi ulteriori possibilità per quelle donne che desiderano avere un figlio ma che vista l’età avanzata possono avere problemi di infertilità.

Ciò vale soprattutto in occidente dove le donne tendono a ritardare l’età in cui si mettono al mondo i figli.
In passato, gli scienziati effettuavano trapianti di ovaie soprattutto per le donne affette da malattie come il tumore, che, a causa delle cure di radioterapia e chemioterapia potevano diventare sterili.

La procedura consisteva nel prelevare le uova prima dei trattamenti medici e poi di reimpiantarle una volta che la donna fosse guarita, permettendole di poter ritornare in pieno possesso delle funzioni riproduttive.

Una ricerca che ha coinvolto 15 donne a cui sono state prelevate, prima del trattamento terapeutico contro il cancro, sia le uova sia il tessuto ovarico, con due tecniche differenti, sia cioè conservandole in un ambiente fresco, sia congelandole rapidamente con una nuova tecnica, ha riscontrato che in entrambi i casi non si hanno perdite nel numero di uova o di tessuto ovarico, mentre con la datata tecnica del congelamento lento circa la metà delle uova venivano perse.

In una ricerca francese eseguita nell’ospedale universitario di Limoges, si è inoltre riscontrato che, per ovviare al problema di ripristinare la funzione ovarica dopo il trapianto era sufficiente dividere l’intervento in due tempi.

In un primo momento si trapiantano frammenti di tessuto ovarico per permettere ai vasi sanguigni di svilupparsi e dopo tre giorni si procede al vero e proprio trapianto delle uova.

Queste scoperte potrebbero essere utilizzate non solo nel caso di donne affette da gravi malattie, ma anche per quelle che volessero posticipare la gravidanza in un età più avanzata.

Resta però ancora da capire se prelevando un uovo ad una donna di 30 anni, e reimpiantandolo a 45 anni, l’uovo si comporti come se fosse nel tessuto ovarico di una donna di 30 anni oppure se sia in grado di reimpostarsi all’età corrente di questa.

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