Aborto terapeutico

di Elena Botta 19

l'aborto terapeutico è un'interruzione volontaria di gravidanza, provocata da alcuni trattamenti medici che hanno lo scopo principale di preservare la salute della madre o evitare lo sviluppo di un feto che ha malformazioni o gravi patologie non curabili.

dolore

A differenza dell’aborto spontaneo e dell’aborto interno, l’aborto terapeutico è un’interruzione volontaria di gravidanza, provocata da alcuni trattamenti medici che hanno lo scopo principale di preservare la salute della madre o evitare lo sviluppo di un feto che ha malformazioni o gravi patologie non curabili.
L’aborto terapeutico può essere effettuato nei primi tre mesi di gravidanza ma, superato questo periodo, la legge permette una proroga di altri 180 giorni nel caso in cui sussista un grave pericolo di vita per la gestante e per il feto.



Quindi l’aborto terapeutico può essere effettuato fino alla fine del secondo trimestre, fino quindi al sesto mese; questo viene attuato solo nel caso in cui la futura madre abbia delle gravi patologie cardiovascolari e renali, o soffra di una grave forma di tumore, in particolar modo alla cervice o al seno.
Per quanto riguarda invece il feto, si procede all’aborto terapeutico quando questo soffre di disordini cromosomici e metabolici, malformazioni di varia natura e difetti neurologici.
La metodologia che maggiormente viene utilizzata per effettuare l’aborto terapeutico è lo svuotamento, che consiste nell’aspirazione strumentale del feto ed è un intervento che si effettua in anestesia parziale.
Oggi però è possibile effettuare l’aborto farmacologico che non necessita così di nessun intervento chirurgico grazie alla somministrazione della pillola RU 486, che induce all’espulsione del feto e pulisce l’utero da possibili residui di placenta.