L’Alzheimer peggiora più velocemente nelle donne

di Vito Verna Commenta

E' ormai definitivamente certo che, a parità di evoluzione della malattia, il morbo di Alzheimer danneggi, più velocemente, efficacemente e profondamente, il cervello e le capacità cognitive delle donne piuttosto che degli uomini.

L'Alzheimer peggiora più velocemente nelle donne

E’ ormai definitivamente certo che, a parità di evoluzione della malattia, il morbo di Alzheimer danneggi, più velocemente, efficacemente e profondamente, il cervello e le capacità cognitive delle donne piuttosto che degli uomini.

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Poiché ciò avvenga, purtroppo, non sarebbe ancora dato saperlo sebbene sia stato ormai assodato che, nelle fasi preliminari della malattia, quelle che, come forse saprete, potrebbero dirsi determinanti per l’evoluzione ed il decorso della patologia in quanto tale, il morbo di Alzheimer colpisca le donne con molta più aggressività rispetto a quanto sino ad oggi ritenuto possibile.

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Il definitivo declino cognitivo conseguente allo sviluppo del morbo di Alzheimer, dunque, sarebbe ben più precoce nelle donne che, a parità di età e di gravità della patologia, avrebbero da sempre dimostrato una maggiore e più debilitante compromissione delle funzioni visuo-spaziali, della memoria e delle capacità verbali.

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Cosa che, come poc’anzi anticipato, non avverrebbe in maniera così preponderante ed evidente negli uomini.

A dimostrarlo un team di ricercatori inglesi, facenti capo al professor Keith Laws dell’Università di Hertfordshire, che, negli scorsi mesi, avrebbero accuratamente passato in rassegna, effettuandone la completa e definitiva revisione sistematica, i 15 studi attualmente pubblicati, e dunque già presenti nella letteratura scientifica, sulle differenze tra l’evoluzione del morbo di Alzheimer tra le donne e l’evoluzione del morbo di Alzheimer tra gli uomini.

La spiegazione più probabile, stando a quanto dichiarato dal professor Laws alla prestigiosa rivista scientifica Journal of Clinical and Experimental Neuropsychology, potrebbe essere quella che nelle donne, dopo la menopausa, i ridotti livelli di ormoni, ed in particolare di estrogeni, contribuiscano alla sviluppo ed alla conseguentemente rapida evoluzione della malattia sebbene, per ammissione stessa dei responsabili dei programma di ricerca oggi alla nostra attenzione, non sia affatto da escludersi la possibilità che il cervello maschile sia maggiormente predisposto, per motivi ancora ignoti, ad affrontare la patologia.

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