Peggiorata la qualità della sanità italiana

di Vito Verna Commenta

Stando a quanto rilevato dagli esperti del succitato istituto il 31,7% della popolazione italiana (contro il 20,3% del 2009) sarebbe fermamente convinto del fatto che il Sistema Sanitario Nazionale sia decisamente peggiorato nel corso degli ultimi due anni.

Peggiorata la qualità della sanità italiana

Il Servizio Sanitario Nazionale, stando alla percezione che di esso avrebbero tutti gli italiani che, abitualmente, ne usufruirebbero, starebbe letteralmente cadendo a pezzi.

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Ai drastici tagli imposti a livello centrale a tutte le Regioni italiane, infatti, non sarebbe seguita una razionalizzazione delle spese finalizzata all’ampliamento dei servizi o, per lo meno, alla possibilità, per una più vasta platea di utenti, di usufruire dei migliori servizi possibili (evenienza, questa, che avrebbe lasciato intendere la precisa e ferma volontà, di tutti gli attori coinvolti in questo rivoluzionario processo di miglioramento, di riduzione degli sprechi a favore di una maggiore attenzione ai pazienti), bensì un generale e diffuso deterioramento dell’intero sistema ormai giunto, purtroppo, al proprio (prevedibile) collasso.

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Questa la fotografia, quanto mai impietosa e decisamente preoccupante, che emergerebbe dall’analisi del rapporto “Quale futuro per le risorse in sanità? Quale sanità dopo i tagli?” redatto negli scorsi mesi dal CENSIS, altrimenti detto Centro Studi Investimenti Sociali.

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Stando a quanto rilevato dagli esperti del succitato istituto, infatti, il 31,7% della popolazione italiana (contro il 20,3% del 2009) sarebbe fermamente convinto del fatto che, per lo meno nella propria regione, il Sistema Sanitario Nazionale sia decisamente peggiorato nel corso degli ultimi due anni.

Andrebbe peggio, come d’altronde sarebbe sempre stato, al Sud e al Centro, aree geografiche appesantite dalla presenza di numerose regioni sottoposte al Piano di Rientro del Ministero della Salute e, dunque, incapaci di garantire adeguati servizi sanitari rispettivamente per il 38,5 ed il 34,2% della popolazione.

Meglio, ma comunque non di molto, avrebbero fatto, per lo meno negli ultimi due anni, le regioni i cui conti pubblici sarebbero in regola con le direttive ministeriali poiché, sempre basandoci su dati CENSIS, avrebbero reso insoddisfatto solamente il 23,3% della popolazione.

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