Nessuna correlazione tra SM e CCSVI

di Vito Verna Commenta

Codesta situazione, se protratta nel tempo, potrebbe dar luogo ad insoliti ed innaturali accumuli di ferro che, alla fine, potrebbero risolversi con l'infiammazione tipica di tutte le patologie autoimmuni in generale e della sclerosi multipla in particolare.

Nessuna correlazione tra SM e CCSVI

Cattive notizie per tutti i malati italiani di sclerosi multipla fiduciosi del successo delle teorie e delle strategie terapeutiche dell’ormai noto e discusso chirurgo ferrarese Paolo Zamboni giacché, stando alle ultime sperimentazioni scientifiche condotte in Italia, non esisterebbe alcun tipo di correlazione tra la CCSVI, altrimenti e più comunemente nota come insufficienza venosa cronica cerebrospinale, e l’insorgenza, proprio a causa di quest’ultima, della sclerosi multipla, altrimenti e più comunemente nota come sclerosi a placche, che altro non sarebbe se non una gravissima patologia autoimmune cronica demielinizzante.

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Come certamente i nostri più appassionati lettori sapranno la teoria alla base delle sperimentazioni del dottor Zamboni sosterrebbe che le malformazioni di taluni vasi sanguigni extra-cranici potrebbero causare un anomalo ristagno di sangue venoso nei pressi del cervello.

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Codesta situazione, se protratta nel tempo, potrebbe dar luogo ad insoliti ed innaturali accumuli di ferro che, alla fine, potrebbero risolversi con l’infiammazione tipica di tutte le patologie autoimmuni in generale e della sclerosi multipla in particolare.

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Da qui l’idea, promossa dal dottor Zamboni e, in taluni casi, sperimentata con estremo successo, di provare a curare la sclerosa multipla trattando l’insufficienza venosa cronica cerebrospinale che, secondo Zamboni, sarebbe alla base delle malformazioni dei vasi sanguigni di cui sopra.

L’Associazione Italiana Sclerosi Multipla, però e purtroppo, sarebbe riuscita a confutare, in modo pressoché definitivo e risolutorio, le ipotesi del dottor Zamboni grazie ad un approfondito studio, presentato durante il consesso annuale dell’European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis (ovverosia il Comitato Europeo sul Trattamento e la Cura della Sclerosi Multipla) in corso di svolgimento a Lione, che dimostrerebbe che solamente il 3% di tutti i malati di sclerosi multipla soffra, o abbia in passato sofferto, di insufficienza venosa cronaca cerebrospinale.

La questione, comunque, rimane aperta e quanto mai controversa giacché, sempre durante il convegno di cui sopra, gli esperti ricercatori del Canadian Institutes of Health Research avrebbe presentato uno studio che, pur non avvalorando le ipotesi del professor Zamboni, sosterebbe la possibilità di un legame, per quanto minimo e ancora tutto da dimostrare, tra sclerosi multipla e insufficienza venosa cronica cerebrospinale.

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