La resilienza aiuta a diventare più forti e resistenti

di Vito Verna Commenta

Varrebbe, in fin dei conti, il detto, a dire il vero sempre più inflazionato, che vivere positivamente la propria malattia possa aiutare il malato non solamente a guarire bensì anche, e soprattutto, a divenire più forte e resistente?

La resilienza aiuta a diventare più forti e resistenti

Resilienza, dal latino resiliens, “saltare indietro, rimbalzare”.

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Codesto termine, che grazie al primo Congresso Mondiale sulla Resilienza, in corso di svolgimento a Parigi, sarebbe divenuto la nuova parola d’ordine della psicologia e della pedagogia, indica la capacità di un qualsiasi materiale di resistere alle più differenti forze impulsive, senza frantumarsi ne spezzarsi bensì adattandosi ad esse, per poi ritornare, una volta che l’improvvisa pressione abbia smesso di esercitare la propria azione, alla propria forma originaria.

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Può, questo particolarissimo concetto, adattarsi alla medicina e, in particolar modo e come poc’anzi accennato, alla psicologia ed alla pedagogia?

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Può, insomma, l’uomo resistere alle più differenti forze impulsive, ovverosia, in questo particolare caso, alle più differenti malattie, siano esse di natura prettamente fisiologia piuttosto che di natura prettamente psichica, adattandosi ad esse, senza subirne le più tragiche conseguenze, per poi tornare a vivere come e, forse, meglio di prima?

Varrebbe, in fin dei conti, il detto, a dire il vero sempre più inflazionato, che vivere positivamente la propria malattia possa aiutare il malato non solamente a guarire bensì anche, e soprattutto, a divenire più forte e resistente?

La risposta, della quale sarebbero oltre modo convinti alcuni noti esponenti internazionali della teoria della validità e dell’importanza della resilienza, quali, a titolo puramente esemplificativo, Michael Rutter, da sempre considerato il vero e proprio padre della psicologia infantile, Boris Cyrulnik, etologo francese nonché tra i più importanti sostenitori della resilienza, Giuseppe Masera, il primo, in Italia, a riconoscere l’importanza dell’approccio psicologico in ematologia infantile, ed Elena Malaguti, docente di Pedagogia Speciale presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Bologna, non potrebbe essere che si sebbene, per ammissione stessa di codesti esperti di resilienza, gli effetti di quest’ultima sulla psiche, e soprattutto sul fisico, del singolo individuo siano ben lungi dall’essere completamente conosciuti.

Ciò che è certo, assicurano gli studiosi, è che ognuno di noi racchiude in sé, sin dalla nascita, le potenzialità della resilienza che, in qualsiasi momento, purché esso sia veramente traumatico e drammatico, potrebbero manifestarsi naturalmente, piuttosto che artificialmente indotte, aiutando il paziente a superare la malattia e, dunque, a vivere meglio, più a lungo e a diventare, al concludersi del lungo e difficile decorso clinico, più forti e resistenti.

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