Farmaci beta -bloccanti e BPCO

di Elena Botta Commenta

Quando si contrae la broncopneupmopatia cronica ostruttiva (BPCO) i medici solitamente non prescrivono farmaci beta –bloccanti per evitare che si verifichino eventi avversi a livello polmonare.

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Quando si contrae la broncopneupmopatia cronica ostruttiva (BPCO) i medici solitamente non prescrivono farmaci beta –bloccanti per evitare che si verifichino eventi avversi a livello polmonare.
Malattia che insorge a causa di inalazioni di sostanze tossiche come il fumo di sigaretta prolungato o amianto, molte volte non viene subito riscontrata, pensando si tratti soltanto di asma.
Può portare, se non curata correttamente a mesotelioma o ad asbestosi ed quindi molto importante eseguire esami appropriati per riuscire a curarla in tempo.
Intanto in olanda de ricercatori hanno compiuto uno studio per valutare l’effetto dei beta-bloccanti sul lungo periodo nella cura di questa malattia.



Ne è emerso che questi farmaci hanno ridotto la percentuali di decessi del 32% mentre il richio di esacerbazione di BPCO si è ridotto del 29%
E’ quindi davvero molto importante andare dal medico nel momento in cui si inizia a soffrire di fiato corto che è il primo sintomo che dovrebbe far accendere un campanello d’allarme per la BPCO e poi effettuare una spirometria per valutare correttamente la gravità della malattia e per poter escludere complicanze.
Una delle cause principali è il fumo di sigaretta ed è importante quindi smettere senza utilizzare surrogati quali la sigaretta elettronica che si è dimostrato essere cancerosa al pari delle sigarette normali, in quanto contengono una quantità di nicotina variabile e che non viene controllata.

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