Campi magnetici e nanotecnologie per curare tumori, diabete e dolori cronici

di Luca Bruno Commenta

Alcuni ricercatori del Children's Hospital di Boston, hanno recentemente messo a punto un sistema di terapie basato sull'utilizzo congiunto di nanoterapie e forze magnetiche.

laboratorio

Molte malattie, come certi tipi di tumore, diabete o dolori cronici, hanno bisogno di cure mediche che non possono essere somministrate per via orale o in altro modo, e che in più dovrebbe essere possibile assumere ad intervalli precisi, a seconda della necessità e per lunghi periodi di tempo. Ancora oggi questa è stata una delle difficoltà maggiori nell’approccio terapeutico e farmacologico nella cura di determinati disturbi.
Ecco però che grazie alle nuove tecnologie, in particolare le recentissime nanotecnologie, i progressi che si potrebbero fare in questo campo rappresentano una vera e propria svolta paradigmatica.

Alcuni ricercatori del Children’s Hospital di Boston, hanno recentemente messo a punto un sistema di terapie basato sull’utilizzo congiunto di nanotecnologie e forze magnetiche.

Il team ha creato un piccolo dispositivo impiantabile, che contiene il farmaco in una membrana inclusa in nanoparticelle (più piccole, per intenderci 100.000 vole la sezione di un capello umano) composte di magnetite, un minerale dalle proprietà magnetiche.

Attivando un campo magnetico all’esterno del corpo vicino al dispositivo, le nanoparticelle si scaldano e causano l’apertura della membrana, da cui fuoriesce il farmaco.

Disattivando il campo magnetico la membrana raffreddandosi si rinchiude bloccando la fuoriuscita della medicina.

L’apparecchio, descritto in un recente articolo comparso sulla rivista Nano Letters, descrive il dispositivo in tutte le sue caratteristiche, tra le quali quella forse più importante è la capacità di rispondere puntualmente e con costanza all’impulso magnetico.

Sperimentando su animali da laboratorio, l’equipe di scienziati ha verificato che il tempo di attivazione del dispositivo avviene con soli 1-2 minuti di scarto, mentre invece, quando si disattiva il campo magnetico, la membrana si rinchiude in un arco di tempo variabile tra i 5 ed i 10 minuti.

Sono intervalli abbastanza ragionevoli per pensare che il dosaggio possa essere amministrato con precisione.

Un altra caratteristica che fanno di questa scoperta una potenziale rivoluzione in campo medico il fatto che la membrana è risultata funzionale per più cicli di cura, fino a 45 giorni dopo l’impianto, non risultando stimolare né effetti collaterali né fenomeni di rigetto da parte del corpo.

L’impianto è attivato a temperature superiori a quelle del corpo umano, e quindi anche in caso di febbre o infiammazioni esso non dovrebbe aprirsi accidentalmente.

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