Allo studio nuovi antibiotici dalla pelle delle rane

di Luca Bruno Commenta

La pelle delle rane possiede importanti sostanze chimiche che potrebbero essere un giorno utilizzate per realizzare nuovi antibiotici in grado di combattere i temibili "superbatteri".

rana

Le rane sono da secoli state utilizzate, secondo racconti e leggende, per la realizzazione di pozioni magiche o medicine non convenzionali fabbricate da streghe e maghi. Ed in ciò c’è un fondo di verità, come rivela un recente studio di scienziati dell’Università degli Emirati Arabi che di recente hanno presentato i risultati di una loro ricerca su come la pelle delle rane può essere una fonte potenziale di nuovi antibiotici per combattere alcune infezioni, in particolare quelle provocate dai cosiddetti “superbatteri”,quegli organismi che sembrano essere diventati ormai resistenti ai trattamenti con gli attuali antibiotici in circolazione.

Più di 100 sostanze potenzialmente utili contro i batteri sono state individuate dall’equipe di ricercatori su più di 6000 specie di rane. Ed il tentativo, dopo quello preliminare di studio ed individuazione di queste sostanze, è quello di rendere queste utilizzabili per l’uomo.

Il lavoro di ricerca, di recente presentato in occasione del meeting annuale della American Chemical Society, si è indirizzato in particolar modo su quelle sostanze che potrebbero essere di aiuto per il trattamento dell’MRSA, un batterio fortemente resistente agli antibiotici che in questi ultimi anni ha destato la preoccupazione della comunità scientifica e medica internazionale.

Un’altra sostanza, hanno osservato i ricercatori, sembra essere per esempio utile per combattere un’infezione resistente ai farmaci che spesso si verifica nei soldati di ritorno dall’Iraq.

Quella di rendere queste sostanze utilizzabili dall’uomo non è un compito facile, molte di queste infatti sono distrutte dal sistema immunitario oppure risultano tossiche per l’organismo umano.

Dopo aver identificato i prodotti chimici chiave, i ricercatori stanno quindi procedendo a modifiche alla struttura molecolare in grado di rendere queste meno pericolose per l’uomo e di mantenere inalterato la loro proprietà di uccidere i batteri.

Si spera che questa parte di lavoro possa dare risultati nei prossimi cinque anni, raggiungendo il traguardo di entrare in studi clinici e ricerche.

La pelle delle rane, commentano i ricercatori, è una fonte eccellente di potenziali antibiotici, se si tiene presente che questi animali, presenti sul pianeta da più di 300 anni, hanno avuto molto tempo per adattarsi all’ambiente, anche sviluppando ottime difese contro microbi e batteri nocivi presenti nell’ambiente.

Un motivo in più, concludono i ricercatori, anche per preservare questi importanti animali, e la diversità delle specie, dal forte rischio di estinzione causato dall’ambiente sempre più inospitale in cui sono costretti a vivere a causa dell’inquinamento e della distruzione del loro habitat naturale.

Fonte BBCNews

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