Sostanze dopanti liberamente acquistabili su Internet

di Luca Bruno Commenta

Farmaci anabolizzanti non steroidei del tipo dei modulatori dei recettori estrogeni selettivi (SARM), utilizzati come dopanti sportivi sono liberamente venduti su Internet.

muscoli

Farmaci anabolizzanti non steroidei del tipo dei modulatori dei recettori estrogeni selettivi (SARM), utilizzabili come dopanti sportivi sono liberamente venduti su Internet.
E’ questo quello che risulta da un nuovo rapporto pubblicato online sulla rivista Drug Testing and Analysis realizzato da ricercatori tedeschi.
Secondo il background dello studio, anche se questi prodotti vengono venduti come efficace trattamento per una serie di disturbi e malattie come l’osteoporosi, l’iperplasia prostatica benigna e la cachessia (una sindrome da deperimento causata da malattie croniche come determinati tumori).

Essi in realtà non hanno avuto alcuna approvazione da parte di organi di controllo ufficiali.

Alcuni atleti che fanno uso di prodotti dopanti utilizzano questi farmaci perchè convinti che essi offrano gli stessi vantaggi di anabolizzanti tradizionali come gli steroidi anabolizzanti androgenici come il testosterone ma con minori effetti collaterali.

Nello studio realizzato dai ricercatori tedeschi è stato analizzato un prodotto acquistato su Internet, che sulla scatola riportava l’indicazione di essere un idratante per viso e contenente tè verde.

Il prodotto, dopo l’accurata analisi, è risultato invece essere andarina, un derivato arylpropionamide dei
modulatori dei recettivi estrogeno selettivi, un prodotto non approvato ufficialmente.

Gli autori dello studio dell’Università dello Sport di Colonia, hanno commentato che questo prodotto, che possiede notevoli proprietà anabolizzanti, è disponibile all’acquisto senza che sia però supportato da una sufficiente ricerca medica su eventuali effetti indesiderati, resi ancora più significativi da una somministrazione non controllata medicalmente e dalle tante impurità che sono state ritrovate nel prodotto in questione, le cui origini restano inoltre sconosciute.

Fonte HealthFinder

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