Invecchiamento cellulare: scoperto un nuovo biomarcatore.

di Luca Bruno Commenta

Una proteina presente nel sangue umano è strettamente correlata all'età cronologica dell'individuo ed ad alcuni suoi comportamenti.

sangue

Nel 2004, i ricercatori del Chapel Hill Lineberger Comprehensive Cancer Center, Università della North Carolina, aveva annunciato la scoperta di una proteina chiave nella comprensione dei processi di invecchiamento delle cellule: la p16INK4a, la quale aumenta in maniera considerevole con l’invecchiamento in molti organi dei mammiferi.

Oggi sappiamo, grazie ad ulteriori ricerche ed allo studio pubblicato sulla rivista Aging Cell, che la stessa proteina è anche presente nel sangue umano, non solo, ma che la sua quantità è strettamente correlata sia all’età cronologica dell’individuo, sia ad alcuni caratteristiche dello stile di vita dell’individuo, come per esempio se è fumatore o se fa o meno attività fisica.

I ricercatori hanno poi riferito che sono stati risolti alcuni ostacoli tecnici che fino ad ora rendevano impossibile isolare la presenza di questa proteina nel sangue.

Lo studio in pratica è stato effettuato su campioni di sangue prelevati da due gruppi di volontari per un totale di 170 soggetti, che hanno anche risposto ad un questionario sullo stile di vita e le abitudini attuali e passate e sullo stato di salute.

La presenza quantitativa della proteina, il biomarcatore, è risultata fortemente correlata con l’età cronologica del donatore e, di fatto, è risultata aumentare esponenzialmente con l’età. Un aumento dei livelli sono stati rilevati anche in fumatori ed in persone con scarsa attività fisica. Stranamente si è scoperta una correlazione molto debole tra il biomarcatore e l’obesità – calcolata secondo l’indice di massa corporea – nonostante altri studi abbiano evidenziato che un apporto calorico corretto contribuisca a rallentare l’invecchiamento cellulare.

A ciò i ricercatori hanno provato a dare spiegazione sostenendo che, probabilmente, l’invecchiamento cellulare progredisce più velocemente in mancanza di esercizio fisico piuttosto che a causa del sovrappeso.

Anche se non si sa ancora se questo test può risultare efficace per tutti gli organi di sicuro esso potrà essere utile in alcuni campi, come la valutazione dell’idoneità di un organo al trapianto, la possibilità di recupero dei tessuti dopo un intervento chirurgico, oppure anche le possibili reazioni ad una cura di chemioterapia per i malati di tumore.

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