Dimagrire rinunciando ai carboidrati

di Vito Verna Commenta

La dieta "a singhiozzo" così è stata rinominata dalla stampa, potrebbe rivelarsi quale una delle più efficaci strategie di dimagrimento mai elaborate.

Si è sempre sostenuto come una dieta, un regime alimentare che sia corretto e funzionale al dimagrimento del paziente obeso, dovesse prevedere, al fine di essere equilibrata e non troppo restrittiva per il soggetto, anche i carboidrati, sostanza alimentare contenuta, per esempio, nel pane, nella pasta, nel riso, nelle patate ed in molti altri differenti alimenti e da sempre considerata quale principale responsabile dell’ingrassamento.

Questa prescrizione, universalmente considerata quale vera da molti nutrizionisti nonché dietologi, potrebbe però non essere tale o, secondo gli ultimi studi condotti in merito, vera solamente in parte.

PREVEDERE IL SUCCESSO DELLE DIETE

Secondo una recente ricerca condotta dai ricercatori del Genesis Breast Cancer Prevention Centre dell’ospedale universitario di South Manchester, presentata nei giorni scorsi nel corso del Simposio sul cancro al seno che si sta svolgendo in Texas, sarebbe molto più utile, nonché più salutare e genuino, consumare qualsiasi alimento in qualsiasi quantità, senza alcuna restrizione di alcun genere, nemmeno sulla quantità di calorie ingerite, purché, almeno due giorni a settimana, si eviti l’assunzione di qualsiasi alimento contenente carboidrati e tenendo comunque sotto controllo l’assunzione delle altre sostanze alimentari.

DIETA EFFICACE USANDO PIATTI PIÙ PICCOLI

L’idea, espressa in parole semplici, sarebbe quella di digiunare dai carboidrati, dai grassi e di limitare l’ingestione di calorie per 2 giorni a settimana, evitando, dunque, di sottoporsi a qualsiasi forma di restrizione nel corso dei restanti giorni della settimana.

Si è infatti notato, conducendo delle prove cliniche su un campione di circa 115 donne inglesi in età adulta, come tale regime alimentare, ridefinito dalla stampa “a singhiozzo”, possa influire, sebbene inconsciamente, sulle abitudini alimentari del paziente che, condizionato da queste 48 di digiuno, impara, naturalmente e senza alcuno sforzo, a regolare la propria alimentazione in base alle proprie esigenze fisiche, limitando sempre più l’apporto di carboidrati e grassi e, dunque, dimagrendo più di quei pazienti costretti, per così dire, a seguire una regime alimentare classico da 1.500 chilocalorie al giorno.

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