Quando la Borsa è instabile aumentano gli infarti?

di Luca Bruno Commenta

I risultati non sono così chiari da poter effettivamente affermare che esiste una relazione tra andamento della borsa e numero di attacchi cardiaci.

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Uno studio originale, quello compiuto da ricercatori della Duke University Medical Center, per valutare se nei periodi di maggior fluttuazione della Borsa e dell’economia si possa mettere in relazione ad un aumento delle malattie cardiache e degli attacchi di cuore.
Uno studio mai affrontato prima, nel quale l’equipe di ricercatori ha valutato in questa direzione l’incidenza degli attacchi cardiaci in un preciso momento storico, dal gennaio 2008 al luglio 2009, periodo particolarmente difficile per le borse mondiali, per verificare se effettivamente si potesse affermare che i due eventi occorrono parallelamente.

Se in un primo momento i risultati sembravano confermare l’ipotesi, perchè i ricercatori hanno osservato un trend in crescita nel numero degli infarti, in un secondo momento i ricercatori hanno invece appurato come l’incidenza degli attacchi di cuore, più che dall’andamento dei mercati, dipendeva dalla stagione.

E’ noto, secondo i ricercatori e diversi studi precedenti, che gli infarti sono più frequenti nella stagione invernale. Così i ricercatori hanno scoperto che, una volta messo in gioco questo fattore il trend non risultava più così evidente come ad una prima analisi.

Mona Fiuzat, la ricercatrice che ha condotto lo studio, ha quindi affermato che considerando l’influenza della stagione, i risultati non sono così chiari da poter effettivamente affermare che esiste una relazione tra andamento della borsa e numero di attacchi cardiaci.

Sono necessari ulteriori studi e ricerche, ha affermato, per poter effettivamente verificare l’esistenza di una relazione tra i due eventi.

Lo studio è stato recentemente presentato ad Atalanta in occasione del meeting della American College of Cardiology.

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