Carenza di vitamina D può causare ipertensione

di Fabiana Commenta

Esiste una stretta correlazione fra la quantità di vitamina D e il rischio di ipertensione

cuoreLa carenza di vitamina D può essere una delle cause dell’ipertensione arteriosa? Sembrerebbe proprio di sì stando a quanto hanno riferito gli esperti nel corso della Conferenza annuale della European Society of Human Genetics (ESHG), che si è conclusa nella giornata di ieri a Parigi.

La ricerca condotta dal dottor Vimal Karani S. e i colleghi dell’Institute of Child Health, presso l’University College di Londra è riuscita a mettere in evidenza una correlazione esistente fra la vitamina D e la pressione arteriosa attraverso uno studio genetico effettuato su larga scala. 

Lo studio revisionale è stato effettuato su 35 studi che hanno coinvolto oltre 155.000 persone dislocate in Europa e Nord America.

 

ALIMENTI RICCHI DI VITAMINA D

 

Osservando i dati i ricercatori si sono resi conto che tutti coloro che presentavano alte concentrazioni di vitamina D presentavano una bassa pressione sanguigna con relativo rischio minore di ipertensione, al contrario le basse concentrazioni di vitamina venivano associate agli aumenti della pressione sanguigna e all’ipertensione. 

Esiste dunque un legame concreto di causa-effetto tra le concentrazioni di vitamina D nel sangue e i valori della pressione arteriosa: se i livelli di vitamina D sono regolari o alti si registra una pressione bassa o quanto meno che rientra nella norma. Se invece i livelli di vitamina D sono bassi si registra una pressione alta con conseguente rischio maggiore di ipertensione.

Quelle che sono state osservate sono delle differenze genetiche da individuo a individuo in base alla variazione di concentrazione di vitamina D.

La vitamina D, che tra l’altro aiuta l’assorbimento del calcio e aiuta a prevenire l’osteoporosi, non viene sintetizzata dall’organismo, ma viene prodotta attraverso l’esposizione ai raggi solari.  Oltre all’esposizione al sole si può però rimediare anche con l’alimentazione visto che esistono diversi alimenti ricchi di vitamina D, come il pesce (aringhe, salmone, sardine e soprattutto pesce azzurro), ma anche uova, latte e formaggi.

 

Per ogni aumento del 10% della concentrazione di vitamina il rischio di pressione alta va ad essere ridotto dell’8,1%.

 

 

 

Foto Thinkstock

 

 

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