Meno rischio di tubercolosi tra i pazienti sieropositivi vaccinati

di Luca Bruno Commenta

Alla ricerca di una strategia efficace nel combattere le infezioni che colpiscono i malati di AIDS.

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L’infezione polmonare è la più comune causa di morte tra i pazienti affetti da HIV nel continente africano, un problema che ha spinto i ricercatori di tutto il mondo ad analizzare gli effetti dei trattamenti terapeutici sulla popolazione affetta dal virus, alla ricerca di una strategia efficace nel combattere le infezioni che colpiscono i malati di AIDS.

Journal AIDS ha pubblicato in questo senso una ricerca svolta da scienziati della Dartmouth Medical School di recente in Tanzania, che sembra aver scoperto che il vaccino antitubercolare nei pazienti con HIV permette agli ammalati di evitare la pericolosa infezione polmonare.

Sicuramente la scoperta, realizzata analizzando un campione di 2000 pazienti sieropositivi per sette anni, non ha offerto risultati miracolosi, ma i ricercatori sembrano essere già soddisfatti da quanto rilevato: il 39% dei malati sottoposti al monitoraggio ed ai quali era stato somministrato il vaccino risultava avere un rischio minore di contrarre la TBC.

In Africa le infezioni da tubercolosi tra i sieropositivi sono molto diffuse, stime attuali parlano di circa un terzo dei pazienti affetti da HIV colpiti dall’infezione polmonare, particolarmente vulnerabili alla TBC a causa del loro sistema immunitario compromesso.

Sembra che il vaccino agisca incrementando le difese immunitarie nei pazienti in passato erano già stati sottoposti al vaccino antitubercolare BCG. Ques’ultimo può offrire una certa protezione contro la TBC, ma le capacità protettive non durano che qualche anno.

Rilevando però che nel 39% dei casi il vaccino protegge i malati di HIV da successive infezioni polmonari, i medici stanno ora valutando in che modo tale dato possa essere utilizzato per i trattamenti terapeutici.

Un suggerimento potrebbe essere quello di somministrare un richiamo del vaccino antitubercolare al momento della diagnosi di HIV.

Una scelta anche relativamente poco costosa ma in grado di prevenire un infezione grave ad alto rischio per i sieropositivi.

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